Cosa vedere a Cantù: Galliano, natura e città del mobile
Dal Romanico di Galliano alla tradizione del mobile, tra percorsi nella natura ed eventi cittadini
Una visita a Cantù ruota soprattutto attorno al Complesso monumentale di Galliano, formato dalla Basilica di San Vincenzo e dal Battistero di San Giovanni, tra le testimonianze più importanti del Romanico lombardo. La storia locale è però legata anche alla lavorazione del legno e del merletto, attività artigiane che hanno reso Cantù conosciuta ben oltre i confini della Brianza.
Per una passeggiata nella natura si può esplorare il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea, attraversato da sentieri e piste ciclopedonali tra boschi, brughiere e zone umide. Il calendario cittadino permette infine di conoscere le tradizioni locali attraverso il Festival del Legno e la Biennale Internazionale del Merletto, mentre il Carnevale Canturino porta nelle vie del centro grandi carri allegorici, costumi e musica.
Scopriamo insieme tutto il fascino di un insediamento con secoli di storia da raccontare.
Cantù: dal nucleo di Galliano alla città del mobile
Cantù occupa un territorio collinare nell’Alta Brianza comasca, modellato in epoca glaciale dall’accumulo di materiali trasportati dai ghiacciai. L’altitudine varia dai 248 ai 444 metri e dà origine a un paesaggio ondulato, attraversato da diversi corsi d’acqua, tra cui ricordiamo il Seveso, il Serenza e il Certesa, conosciuto anche con il nome di Terrò.
Il primo abitato si sviluppò nell’area di Galliano, il cui nome viene collegato ai Gallianates, una popolazione di origine celtica. Più incerta è invece l’etimologia di Cantù, documentata anticamente come Canturium. Una prima interpretazione la mette in relazione con i Canturigi, ricordati dal geografo greco Strabone tra i gruppi celtici presenti in Insubria nel VI secolo a.C.; secondo un’altra ipotesi deriverebbe invece da cantores, termine che potrebbe richiamare la presenza di una cantoria presso un edificio religioso.
Dal Medioevo all’età moderna

Durante il Medioevo il borgo seguì le vicende politiche del territorio milanese. Nel Trecento fu coinvolto negli scontri tra guelfi e ghibellini e nel 1324 passò sotto il controllo di Gaspare Grassi, che ne rafforzò le difese con la costruzione di diverse torri. Tornato ai Visconti, fu successivamente conquistato da Francesco Sforza, per poi entrare nel controllo di Polidoro Sforza Visconti nel Quattrocento. Nel 1475 Cantù e gli altri centri della pieve di Galliano furono concessi in feudo alla famiglia Pietrasanta, che fece edificare un castello sulla sommità del colle centrale. Dell’antica fortificazione sopravvive una base in pietra, oggi inglobata nel campanile della Basilica di San Paolo.
Nei secoli successivi Cantù rimase legata al Ducato di Milano, passando poi attraverso le riorganizzazioni amministrative della Lombardia austriaca, della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia.
Città dell’artigianato
Circondati da terreni dalla limitata fertilità, gli abitanti del luogo si sono dedicati in particolare all’artigianato, rendendo questa attività un vero e proprio fattore identitario. Sin da prima dell’anno Mille, troviamo testimonianza della lavorazione dei metalli: in particolare era caratteristica la realizzazione dei chiodi, interrotta però nel secolo scorso. Dal Seicento in poi si è diffuso il merletto a tombolo. Ma il settore che ancora oggi rappresenta un vero e proprio marchio di fabbrica è la lavorazione artistica del legno, che cominciò ad affermarsi dalla prima metà dell’Ottocento: un impulso decisivo al settore arrivò nel 1882 con la fondazione della prima scuola italiana dedicata all’arte dell’arredamento. Da allora mobili e design sono diventati parte integrante dell’immagine di Cantù, dove alle botteghe artigiane si sono affiancate imprese capaci di produrre su scala più ampia.
Il Complesso monumentale di Galliano: la Basilica di San Vincenzo e il Battistero

Sull’altura di Galliano, lungo via San Vincenzo, sorge il complesso religioso più importante di Cantù, che comprende la Basilica di San Vincenzo e il vicino Battistero di San Giovanni Battista, costruiti in un’area frequentata già prima dell’arrivo dei Romani. Alcune lapidi dedicate alle Matrone, divinità venerate dalle popolazioni celtiche, indicano che la collina aveva una funzione sacra ancor prima della diffusione del cristianesimo.
Fu Ambrogio, vescovo di Milano, a dare impulso all’evangelizzazione della Lombardia, nel IV secolo; in quello successivo, troviamo testimonianza di una prima chiesa in Galliano, formata da un’unica aula, probabilmente collegata a un insediamento romano presente nella zona. Tra il VII e l’VIII secolo l’edificio fu ampliato, mentre Galliano acquistava importanza fino a diventare il centro religioso di una pieve, cioè il punto di riferimento ecclesiastico per più comunità del territorio.
La Basilica di San Vincenzo
La trasformazione decisiva avvenne all’inizio dell’XI secolo grazie ad Ariberto da Intimiano, futuro arcivescovo di Milano. Nominato custode della chiesa, promosse la ricostruzione e la decorazione dell’edificio, consacrato a San Vincenzo il 2 luglio 1007. All'esterno, la basilica ha un carattere sobrio e austero, tipico del Romanico lombardo: la muratura in ciottoli è lasciata a vista e le aperture sono poche e misurate. L'abside, invece, sporge netta dal corpo dell'edificio, percorsa da una fila di arcate cieche.
All’interno, l’attenzione viene richiamata soprattutto dagli affreschi e dall’insolita organizzazione del presbiterio. L’area riservata all’altare è infatti rialzata di quasi due metri e si raggiunge attraverso una ripida scala centrale. Nella cripta, è conservato l’affresco della Madonna del Latte, oggetto per secoli di una forte devozione popolare. Nell’abside compare anche lo stesso Ariberto, nell’atto di offrire il modello della basilica: una raffigurazione preziosa perché permette di riconoscere alcuni elementi dell’edificio medievale successivamente scomparsi, tra cui il campanile originario.
Il Battistero di San Giovanni
Il Battistero di San Giovanni fu aggiunto alcuni anni dopo, quando Ariberto era ormai arcivescovo di Milano, tra il 1018 e il 1045. La pianta è quella di una croce: il vano centrale è quadrato e su ciascuno dei suoi lati si apre un'ampia nicchia semicircolare. Il piano inferiore ospitava la vasca circolare per il battesimo, mentre quello superiore comprende piccole tribune affacciate sull’ambiente centrale. La copertura è formata da una cupola suddivisa in spicchi e racchiusa all’esterno da un tiburio, la struttura che protegge e rende riconoscibile la cupola: una soluzione particolarmente innovativa per la Lombardia dell’epoca.
Dal XII secolo, la crescita del borgo di Cantù determinò il progressivo declino di Galliano. La basilica perse la propria centralità, venne adibita prima a deposito e poi trasformata in abitazione rurale, anche se la cripta, grazie al culto della Madonna del Latte, continuò a essere frequentata per un certo periodo.
Il riconoscimento della basilica come monumento nazionale favorì la sua tutela e nel 1909 il Comune di Cantù la acquistò per 15.000 lire, avviando una lunga campagna di recupero. Nel 1934 la chiesa fu nuovamente consacrata, anche se una continuità di culto avvenne solo a partire dal 1986, quando furono ultimati ulteriori lavori conservativi.
Percorsi naturalistici a Cantù
Un’area protetta che si estende per 7.700 ettari, con 50 km di sentieri e piste ciclopedonali, in un habitat naturale ricco di flora e fauna di particolare bellezza e varietà: è il Parco delle Groane e della Brughiera Briantea, che attraversa 29 comuni, tra cui Cantù, nelle province di Como, Monza e Brianza e nella Città Metropolitana di Milano.
Tra gli ambienti più caratteristici ci sono le brughiere, che prendono il nome dal brugo, piccolo arbusto da cui sbocciano fiori dalle tonalità rosate verso la fine dell’estate. Intorno crescono pinete di pino silvestre e boschi di querce e carpini, alternati a stagni e altre zone umide. Questa varietà di habitat favorisce la presenza di volpi, scoiattoli, poiane, gheppi, allocchi e civette, oltre ad anfibi poco comuni come la rana di Lataste e il tritone crestato.
Nelle brughiere vive anche la Maculinea Alcon, una piccola farfalla azzurra dal ciclo biologico particolarmente curioso: dopo la terza muta, infatti, questa specie viene “ospitata” nel formicaio di particolari formiche del genere Myrmica, dove completa la metamorfosi.

Accanto agli ambienti naturali, il Parco custodisce un patrimonio storico piuttosto eterogeneo: opere idrauliche come la Roggia Borromeo, architetture religiose come l'Oratorio di Santo Stefano, residenze storiche del calibro di Villa Arconati e del complesso del Castellazzo, oltre alle fornaci in cui si producevano mattoni e altri materiali da costruzione, ultima testimonianza del volto industriale della zona.
Uno degli itinerari più interessanti all’interno del Parco parte da Solaro, negli edifici dell’ex Polveriera di Ceriano Laghetto e Solaro. Il sito serviva da deposito di armi e munizioni almeno dal 1914 e ne porta ancora i segni: le torrette da cui si sorvegliava l'area, i ruderi delle riservette dove le munizioni venivano stoccate e, mimetizzati dalla vegetazione, un bunker e la postazione in cui si avvitavano le spolette alle bombe. Abbandonata dai militari nel 1989, l’area venne affidata all’Ente Parco nel 1996 e successivamente bonificata e aperta ad attività pubbliche.
Il percorso ad anello attraversa brughiera, querceti, stagni e siepi di salice, permettendo di osservare in uno spazio relativamente raccolto molti degli ambienti tipici dell’area protetta.
Gli eventi di Cantù tra legno, merletto e Carnevale
A Cantù anche gli eventi raccontano l’identità manifatturiera della città.
L’appuntamento più rappresentativo è Cantù Città del Mobile – Festival del Legno, nato nel 2013 per avvicinare il pubblico alla filiera locale del legno-arredo, durante il quale botteghe, aziende, showroom e spazi culturali ospitano mostre, installazioni, incontri con designer, laboratori e visite ai luoghi della produzione, permettendo di osservare da vicino il passaggio dal progetto alla lavorazione della materia. Il Festival accompagna inoltre la nascita del MoMe, il Museo Diffuso del Mobile e del Merletto, progetto che, in futuro, collegherà le due principali tradizioni artigiane canturine.
Al lavoro del legno si affianca quello del filo nella Biennale Internazionale del Merletto, organizzata dal Comitato per la Promozione del Merletto a partire dal 1993. La manifestazione riunisce manufatti antichi e contemporanei, scuole, associazioni e merlettaie provenienti da diversi Paesi, documentando tecniche, materiali e nuove applicazioni del pizzo a fuselli.
Un volto più popolare della città emerge invece durante il Carnevale Canturino, celebrato secondo il rito ambrosiano e concluso quindi il sabato successivo al Martedì Grasso del calendario romano. Le sue origini risalirebbero ai primi decenni del Novecento, quando operai, artigiani e abitanti dei diversi rioni costruivano carri e mascheroni lavorando la sera nei capannoni e nelle botteghe. Guidati da Truciolo, maschera ufficiale della città, i grandi carri allegorici percorrono un circuito nel centro di Cantù accompagnati da gruppi in costume, musica e coreografie.
Le offerte possono essere soggette a limitazioni tecniche di velocità e geografiche. Verifica prima la copertura sul sito https://www.eolo.it/
Le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate con strumenti di intelligenza artificiale.