Lago di Varese: 10 mete imperdibili tra natura, arte e storia
Dal sito palafitticolo UNESCO alle ville settecentesche, dalle riserve naturali agli antichi monasteri romanici
Adagiato ai piedi delle Prealpi Varesine a 238 metri sul livello del mare, il Lago di Varese è uno degli specchi d'acqua più caratteristici della Lombardia. Con i suoi 14,52 chilometri quadrati di superficie e la celebre forma "a scarpa", bagna nove comuni ed è uno dei sette laghi che danno il nome alla provincia, insieme al Maggiore, al Comabbio, al Lugano, al Ganna, al Ghirla e al Monate.
L’elenco delle mete da visitare sulle sue sponde o nei dintorni è potenzialmente infinito: qui sorge uno dei più antichi insediamenti palafitticoli d'Europa, tutelato dall'UNESCO; ville e collezioni d'arte di rilievo internazionale; monasteri romanici, torri medievali, una delle riserve umide più importanti del Nord Italia e un anello ciclopedonale che permette di percorrere l'intero perimetro lacustre lontano dal traffico. Oggi è anche un campo di gara rinomato a livello internazionale per il canottaggio, sede della storica Canottieri Varese e della Canottieri Gavirate.
In questa guida abbiamo selezionato dieci mete imperdibili attorno al Lago di Varese: un itinerario che attraversa archeologia preistorica, arte contemporanea, aree naturali protette, dimore nobiliari e tradizioni del territorio.
1. La Schiranna
A pochi minuti dal centro di Varese, la Schiranna è uno degli affacci più frequentati del lago. Qui il lungolago si apre in un'ampia area verde attrezzata, il Parco Zanzi, e nel vicino Lido della Schiranna: una zona pensata per il tempo libero all'aria aperta, dove si può camminare lungo la riva, sostare sui prati e anche fare il bagno, nei mesi caldi.
Da questo punto parte e ritorna anche la pista ciclopedonale che gira l'intero perimetro del lago, percorribile in bicicletta o a piedi: è uno dei tracciati più amati da chi pratica jogging e cicloturismo nel Varesotto, complice un percorso pianeggiante e accessibile a tutti.
Il paesaggio attorno alla Schiranna restituisce bene il carattere del bacino: catene prealpine sullo sfondo, vegetazione fitta, ninfee in superficie e una fauna lacustre ricca, fatta soprattutto di cormorani, aironi, gallinelle d'acqua, gabbiani e cigni. Non mancano i pescatori, in barca o seduti sulla riva, all'inseguimento di lucci, persici, tinche, alborelle e anguille. Sull'acqua si incrociano squadre in canoa o kayak che si allenano, mentre dal vicino campo di volo a vela decollano alianti che permettono di osservare lago e città da una prospettiva diversa.
2. Il Chiostro di Voltorre

Pochi chilometri fuori dal centro di Gavirate, nella frazione di Voltorre, si incontra uno dei monumenti più rappresentativi del romanico lombardo: il Chiostro di Voltorre, dichiarato monumento nazionale già nel 1911, vestigia di un antico insediamento monastico, le cui prime fasi costruttive vengono fatte risalire al periodo altomedievale, sostituito attorno all'XI secolo da una chiesa romanica.
Il chiostro vero e proprio venne realizzato invece nel XII secolo da Lanfranco da Ligurno e sorge alle spalle della chiesa, accanto al campanile coevo. È un cortile porticato di grande raffinatezza, scandito da colonnine snelle — cilindriche e ottagonali, di altezze differenti — e da capitelli tutti diversi tra loro: nelle decorazioni si riconoscono richiami al repertorio classico, dorico, ionico, corinzio e bizantino.
Oggi il complesso è diventato uno spazio espositivo, con mostre di arte moderna e contemporanea, spesso dedicate a raccolte del territorio, e una rassegna permanente che ricostruisce le vicende e i restauri del sito.
3. La Torre di Velate
Sulle alture che dal centro di Varese salgono verso il Lago Maggiore, la Torre di Velate domina con la sua mole l'omonimo borgo, alle porte della città. Edificata nell’XI secolo, è una delle testimonianze più riconoscibili del sistema difensivo prealpino di età medievale.
Originariamente la torre aveva pianta quadrata e si sviluppava su cinque piani, con strette finestre monofore strombate ancora visibili nella muratura in pietra spaccata, ma oggi sopravvive integralmente solo uno dei quattro lati, rinforzato dal corpo scala che lo affianca, insieme a una porzione di un secondo lato.
Donata al FAI nel 1989 da Leopoldo Zambeletti, la torre è oggi visitabile dall'esterno; in occasione delle giornate FAI e su prenotazione è possibile accedere all'interno con visita guidata. Il sito si raggiunge dal centro di Varese seguendo la direzione per Laveno e poi le indicazioni che da Masnago conducono al borgo di Velate, dove è disponibile un parcheggio pubblico. È anche un punto di partenza o di passaggio frequente per gli itinerari escursionistici verso il Parco Campo dei Fiori e il Sacro Monte di Varese, inserito nel Patrimonio Mondiale UNESCO.
4. L'Isolino Virginia

Nel tratto di lago che bagna il comune di Biandronno, a una manciata di metri dalla riva occidentale, affiora un piccolo lembo di terra dalla caratteristica forma triangolare: è l'Isolino Virginia, una superficie di circa 9.200 metri quadrati che custodisce uno dei siti preistorici più importanti d'Europa.
Dal 1863, anno della sua individuazione come sito di interesse archeologico, l'isolotto si è rivelato il più antico abitato palafitticolo dell'arco alpino: un insediamento frequentato dall'uomo per oltre quattromila anni, fondamentale per lo studio della preistoria dell'Italia settentrionale e dell'intera area transalpina. Dal 2011 è incluso nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
Nei pressi del sito, è possibile visitare anche il Museo Preistorico "Andrea Ponti", dove sono conservati i reperti emersi dagli scavi. Tra le tappe più suggestive c'è la ricostruzione di una palafitta a grandezza naturale, realizzata con i metodi dell'archeologia sperimentale e allestita con copie di alcuni manufatti ritrovati sull'isola.
5. Villa e Collezione Panza
Sul Colle di Biumo, a pochi minuti dal centro di Varese, sorge Villa Menafoglio Litta Panza, una dimora storica affacciata su un giardino all'italiana che ospita una delle collezioni di arte contemporanea più note al mondo. La gestione è del FAI, a cui la villa è stata donata nel 1996 da Giuseppe e Giovanna Panza di Biumo.
La storia dell'edificio si stratifica nei secoli. La fase costruttiva principale risale alla metà del XVIII secolo, su iniziativa del marchese Paolo Antonio Menafoglio, anche se le ricostruzioni più antiche ne fanno nascere il primo nucleo già a fine Cinquecento, come casa di campagna. Nel 1823 passò al duca Pompeo Litta Visconti Arese, che affidò a Luigi Canonica una revisione architettonica del corpo di fabbrica e del parco; nel 1935 fu acquistata dalla famiglia Panza, che si rivolse all'architetto Piero Portaluppi per ulteriori interventi.
Il vero punto di svolta arrivò però con Giuseppe Panza di Biumo (1923–2010), collezionista visionario che dal 1955 fino alla scomparsa raccolse oltre 2.500 opere di arte contemporanea europea e americana, in gran parte legate ai temi della luce e del colore, che Panza scelse di integrare negli spazi della villa.
Aperta al pubblico nel 2000 e riconosciuta come museo nel 2004, la villa ha visto crescere ulteriormente il proprio patrimonio nel 2022, grazie alla donazione di 108 opere da parte di Rosa Giovanna Panza. Oggi conserva la maggiore collezione europea dell'eredità Panza, seconda nel mondo solo a quella del Guggenheim di New York.
6. Il Museo della Pipa

A Gavirate, in via del Chiostro, ha sede dalla fine degli anni Settanta il Primo Museo italiano della Pipa, una raccolta nata dalla passione di Jean Marie Alberto Paronelli — prima grossista e poi disegnatore di pipe — che a partire dal 1945 cominciò a riunire pezzi provenienti da ogni parte del mondo.
Oggi il museo, gestito dalla famiglia Paronelli da tre generazioni, conta circa trentamila oggetti distribuiti su nove sale tematiche organizzate su due piani, in cui è possibile ammirare pipe di ogni epoca, forma e materiale: terracotta, gesso, ceramica, radica, legno di bosso, sughero e schiuma di mare. Accanto agli oggetti da fumo, una vasta sezione raccoglie utensili e accessori del settore: tabacchiere da fiuto, bocchini per sigari e sigarette, nettapipe, curapipe, fiammiferi e accendini di ogni provenienza.
Il museo è anche sede dell'Académie Internationale de la Pipe, fondata dallo stesso Paronelli nel 1984 insieme ad altri collezionisti europei e americani per promuovere studi e iniziative divulgative legate al mondo della pipa.
7. Capolago e la Badia della Santissima Trinità
Capolago, sulla sponda sud-orientale del lago a circa quattro chilometri dal centro di Varese, è oggi una frazione del capoluogo, pur essendo stato comune indipendente fino al 1927.
L'elemento di maggiore richiamo storico-artistico del borgo è la Badia di Capolago, oggi nota anche come Chiesa della Santissima Trinità: il più antico monastero di cui si abbia notizia nel territorio varesino. Fondato dal conte Rodolfo del Seprio tra il 1045 e il 1071 nel sito allora chiamato Summolaco, godette per secoli di autonomia diretta dalla Santa Sede e mantenne una propria comunità religiosa fino alla fine del Quattrocento, quando il numero esiguo di monaci portò alla chiusura del convento.
Dopo la chiusura, l'abbazia passò di mano a diverse famiglie patrizie e venne progressivamente modificata. Le visite di San Carlo Borromeo, a fine Cinquecento, inaugurarono una stagione di rifacimenti che alterarono profondamente l'impianto romanico originario. Solo gli studi più recenti hanno permesso di riconoscere nell'edificio una delle testimonianze più significative del romanico altomedievale dell'alto Milanese: sono oggi visibili o riconoscibili finestre monofore e bifore, archetti esterni in pietra e mattoni, dipinti con figure di animali e volti umani, e l'arco trionfale arretrato sopra l'attuale navata centrale.
8. Villa Della Porta Bozzolo
Spostandosi qualche chilometro a nord-ovest del lago, nel cuore della Valcuvia, a Casalzuigno si raggiunge Villa Della Porta Bozzolo, donata al FAI dagli eredi Bozzolo nel 1989 e riconosciuta come museo nel 2004.
Le origini dell'edificio risalgono al Cinquecento, quando il notaio Giroldino de Portu vi fece costruire una casa di campagna con cantina, filanda per i bachi da seta e rustici di servizio, di cui restano oggi la Caminata (l'antica cucina) e l'antico torchio. La trasformazione decisiva arrivò però nel Settecento, per volontà di Gian Angelo III Della Porta, che ne fece una raffinata residenza di villeggiatura. Quattro grandi terrazze scenografiche, collegate da una scalinata in pietra ornata di statue, balaustre e fontane, conducono al cosiddetto Teatro, in realtà un ampio prato in leggero dislivello.
Gli interni custodiscono uno dei cicli decorativi più rilevanti del Settecento lombardo, realizzato tra il 1724 e il 1726 dai pittori milanesi Salvione e Bosso: dal Salone da ballo alla Galleria del piano nobile, le pareti e le volte si animano di trompe-l'œil, sirene, ninfe, tritoni e allegorie delle virtù, con un effetto di continuità visiva tra dimora e giardino.
9. La Riserva Naturale Palude Brabbia

Tra il Lago di Varese e quello di Comabbio, su un'area che attraversa i comuni di Biandronno, Casale Litta, Cazzago Brabbia, Inarzo, Ternate e Varano Borghi, si estende la Riserva Naturale Palude Brabbia: una delle zone umide più importanti del Nord Italia, tutelata come Riserva Naturale Regionale.
L'origine della palude è post-glaciale e risale agli ultimi ventimila anni: in passato l'intera area era occupata da un unico grande specchio d'acqua che includeva gli attuali laghi di Varese, Comabbio e Biandronno. Dal 1847 e per poco più di un secolo, la zona è stata sfruttata come torbiera per l'estrazione della torba: gli scavi hanno modellato il paesaggio attuale, creando piccoli specchi d'acqua dai contorni regolari e lasciando uno dei migliori esempi di torbiera piana pedemontana ancora oggi conservati.
Il vero patrimonio della Palude è la fauna, composta soprattutto da volatili: circa centosettanta specie tra stanziali e migratorie, che fanno del sito un punto fondamentale di nidificazione e svernamento., tra cui ricordiamo salciaiola, cannareccione, cannaiola, porciglione e, durante le migrazioni, fino a nove specie di anatre. Completano il quadro ventotto specie di mammiferi, tra cui la rara puzzola, sei specie di anfibi, compresa la rana di Lataste, sette di rettili e un'eccezionale varietà di invertebrati.
10. Il Museo Civico Floriano Bodini
A Gemonio, nel cuore della Valcuvia, una corte rustica settecentesca restaurata ospita il Museo Civico Floriano Bodini, intitolato allo scultore varesino che era legato alla regione fin dall'infanzia.
Inaugurato a fine anni Novanta e riconosciuto come Raccolta Museale nel 2004, il progetto di restauro, firmato dagli architetti Sarian e Pozzi, ha mantenuto l'identità rurale della cascina, convertendola in uno spazio espositivo articolato tra interni, corte d'ingresso e un giardino delle sculture.
Ques’ultimo ospita una collezione che si sviluppa su più fronti, tra cui un’area dedicata allo stesso Bodini, una seconda con opere di scultura italiana realizzati tra Otto e Novecento e infine una sezione dedicata al Realismo Esistenziale.