Pasqua 2026: Dove andare durante le Vacanza di Pasqua
Dai riti della Settimana Santa ai festival di tulipani, dalle sfide a colpi di uova alle processioni medievali
Le vacanze di Pasqua sono uno dei momenti più attesi dell'anno: le giornate si allungano, la primavera trasforma il paesaggio e l'Italia si anima di tradizioni antiche, sagre, processioni ed eventi che rendono questo periodo davvero speciale. Ma dove andare a Pasqua 2026? Abbiamo selezionato dieci mete — dai borghi alpini alle coste del Sud, dalle valli umbre alla Sicilia più autentica — capaci di offrire esperienze indimenticabili, ciascuna a modo suo.
Quando sono le vacanze di Pasqua 2026?
Nel 2026 la Pasqua cade domenica 5 aprile, con il Lunedì dell'Angelo — la tradizionale Pasquetta — il 6 aprile. Si tratta di una Pasqua primaverile nel senso più pieno del termine: le temperature miti e le giornate lunghe la rendono perfetta per viaggiare. Chi vuole approfittare al massimo del ponte può organizzarsi per un weekend lungo dal venerdì 3 aprile, includendo anche i riti (folcloristici e religiosi) del Venerdì Santo e del Sabato Santo che in molte delle mete di questa lista rappresentano il momento clou dell'intera settimana.
Vacanze di Pasqua 2026: dove andare? Ecco alcune idee ed itinerari
Bormio (Lombardia), dove la montagna incontra una tradizione pasquale unica
Incastonata nel cuore dell'Alta Valtellina, Bormio è una destinazione alpina capace di sorprendere a ogni stagione. Il suo centro storico è considerato un unicum nell'arco alpino: case nobiliari, portoni intarsiati e la piazza del Kuerc, con la Torre delle Ore e l'antico luogo di assemblea popolare, raccontano secoli di storia. Nei dintorni, il Parco Nazionale dello Stelvio inizia letteralmente ai margini del paese, offrendo passeggiate alla portata di tutti tra boschi e prati panoramici. Per chi ama le vette, il Passo Stelvio a 2.757 metri ospita la "frazione abitata" più alta d'Europa, con il ghiacciaio visitabile anche in estate.
Ma è a Pasqua che Bormio dà il meglio di sé. Ogni anno, torna infatti l'appuntamento con I Pasquali, la manifestazione folkloristica più sentita del paese: portantine allegoriche in legno, decorate con opere artigianali elaborate per mesi, vengono portate a spalla in sfilata per il centro storico da giovani, anziani e bambini in costume tradizionale. I cinque rioni del paese si sfidano per il titolo di miglior carro.
Nel 2026 la sfilata parte alle 10:00 da piazza V Alpini e attraversa le vie del centro fino a piazza Kuerc, dove alle 11:30 si tiene la benedizione e alle 17:00 la premiazione. I carri restano in esposizione fino al lunedì di Pasquetta.
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Pennabilli (Emilia-Romagna), il borgo medievale che rivive la Passione di Cristo
Adagiato tra due speroni rocciosi nell'entroterra romagnolo, Pennabilli è uno di quei borghi medievali che sembrano fermi nel tempo. Le sue origini si leggono ancora nella topografia: il Roccione e la Rupe, le due formazioni rocciose che danno il nome al paese, erano presidiate da castelli nel Trecento, e i ruderi di uno dei due fortilizi sono ancora visibili sulla seconda altura, segnata da una croce. Il borgo, certificato Bandiera Arancione dal Touring Club, custodisce un ricco sistema museale che spazia dalla matematica e informatica di Mateureka al Museo diocesano Bergamaschi, fino al mondo poetico dello scrittore Tonino Guerra, celebrato in un affascinante museo diffuso che si snoda tra i vicoli del centro storico e i dintorni.
A Pasqua, però, Pennabilli si trasforma in qualcosa di ancora più speciale. Il Venerdì Santo va in scena la Processione dei Giudei, una delle rievocazioni della Passione di Cristo più suggestive d'Italia. Il borgo medievale si illumina di fiaccole e lampioncini, mentre il corteo parte dalla Chiesa della Misericordia e sale fino al monastero delle Suore Agostiniane, arroccato sulla Rupe. Ad aprire la sfilata sono i soldati romani al rullo dei tamburi, seguiti da figuranti in costume — il Cireneo, le pie donne, gli incappucciati — e dal Cristo sotto il peso della Croce. Un'atmosfera solenne e profondamente evocativa, capace di coinvolgere fedeli e visitatori con la stessa forza emotiva.
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Valeggio sul Mincio (Veneto): un milione di tulipani e la caccia alle uova tra i fiori
Tra le colline moreniche che si affacciano sulla pianura padana, a breve distanza da Verona e Mantova, Valeggio sul Mincio è un borgo Bandiera Arancione che coniuga storia, natura e gastronomia d'eccellenza. Il Castello Scaligero domina il panorama dall'alto, mentre la frazione di Borghetto incanta con la sua atmosfera medievale e il celebre Ponte Visconteo, una diga fortificata lunga 650 metri voluta dai Visconti nel 1393. A completare il quadro, il Parco Giardino Sigurtà offre un patrimonio verde straordinario, esplorabile a piedi, in bici o con i trenini panoramici. E per chi ama la buona tavola, i tortellini fatti a mano — i cosiddetti "agnolin" — sono un capolavoro della tradizione locale, da abbinare a un calice di Custoza DOC o Bardolino DOC.
A Pasqua, però, Valeggio si trasforma in uno spettacolo floreale senza pari. Il Parco Giardino Sigurtà ospita Tulipanomania, la fioritura di tulipani più importante d'Italia: oltre un milione di bulbi in fiore insieme a narcisi, giacinti e muscari, con allestimenti sempre nuovi che trasformano i prati in veri quadri a cielo aperto.
Il 4 aprile 2026 (Sabato Santo) il Parco organizza anche la Caccia alle Uova di Pasqua per bambini dai 3 ai 10 anni, un percorso-gioco tra fiori e laghetti alla ricerca di uova colorate nascoste nei pressi della Fattoria didattica, incluso nel biglietto d'ingresso.
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Sulmona (Abruzzo), la Madonna che scappa e la magia della Pasqua abruzzese
Città natale del poeta Ovidio e capitale indiscussa dei confetti, Sulmona è uno scrigno di storia nel cuore dell'Abruzzo, cinta dal Parco Nazionale della Maiella. Il suo centro storico — tanto ricco da valerle il soprannome di "Siena degli Abruzzi" — si svela passeggiando lungo Corso Ovidio, tra chiese medievali, palazzi nobiliari e botteghe artigiane. Tra i monumenti imperdibili spiccano l'Acquedotto Medievale del 1256, che domina la scenografica piazza Garibaldi, e il complesso della SS. Annunziata, straordinaria fusione di gotico, rinascimentale e barocco. Per chi ama i sapori autentici, una visita alla Fabbrica Pelino — la più antica manifattura di confetti al mondo, fondata nel 1783 — è un tuffo nella tradizione dolciaria locale.
A Pasqua, però, Sulmona diventa teatro di uno dei riti più emozionanti d'Italia: la Madonna che scappa in piazza. La mattina di Pasqua, piazza Garibaldi si riempie di migliaia di fedeli e turisti. La statua della Vergine, fino a quel momento raccolta nel lutto nella chiesa di San Filippo Neri, viene portata in processione verso il Cristo Risorto. Quando lo intravede, la corsa ha inizio: il manto nero del lutto cade, lasciando spazio al verde della speranza, mentre un volo di colombe si leva nel cielo tra scoppi di mortaretti e la commozione della folla.
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Pietralunga e Ferentillo (Umbria), dove a Pasqua si combatte a colpi di uova
Nel cuore verde dell'Umbria, due borghi medievali celebrano la Pasqua con una tradizione genuina e coinvolgente: la sfida a colpi di uova sode.
A Pietralunga, borgo di origini preistoriche arroccato tra le colline dell'Alta Umbria e raccolto attorno ai resti di una rocca longobarda dell'VIII secolo, la Domenica di Pasqua va in scena La Tocciata. I partecipanti si fronteggiano in piazza picchiando il proprio uovo contro quello dell'avversario: chi lo rompe è eliminato, chi lo mantiene integro avanza. Il vincitore porta a casa il bottino di uova e lo condivide con la famiglia a pranzo, secondo una tradizione che sa di comunità e semplicità autentica. Vale la pena approfittarne per esplorare il borgo, la pieve romanica di Santa Maria con il suo portale del 1279 e la suggestiva Oasi di Candeleto.
A Ferentillo, invece, la sfida prende il nome di Lu Ciuccittu e si estende tra la Domenica e il Lunedì di Pasqua. I tre Terzieri storici del borgo — Matterella, Sacrato e Borzino — si sfidano in tre prove per conquistare l'ambito Uovo d'oro. Alla fine della “competizione”, tutte le uova utilizzate finiscono in una frittata al tartufo da condividere. Il borgo, diviso dal fiume Nera in due nuclei e dominato da due rocche medievali, nasconde tesori straordinari: l'Abbazia longobarda di San Pietro in Valle, il Museo delle Mummie e le pareti della celebre falesia per gli amanti dell'arrampicata.
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Urbania (Marche), il Punta e Cul e le maioliche di un borgo ducale
Adagiata nell'alta valle del Metauro, tra colline e massicci appenninici, Urbania è uno dei borghi più affascinanti delle Marche settentrionali. Elevata a città e diocesi da Papa Urbano VIII nel 1636 — da cui prende il nome — custodisce un patrimonio culturale di grande valore. Il Palazzo Ducale del Quattrocento ospita una biblioteca con oltre 40.000 volumi, il Museo Civico e il Museo di Storia dell'Agricoltura. Non mancano il teatro Bramante, la cattedrale di San Cristoforo e una curiosità macabra ma affascinante: il Cimitero delle Mummie, con 18 corpi conservati grazie a un fenomeno di mummificazione naturale. Il borgo è anche culla di una tradizione ceramica rinascimentale ancora viva, con botteghe artigiane e corsi aperti tutto l'anno.
A Pasqua, la piazza centrale di Urbania si anima con Il Punta e Cul, un gioco popolare che affonda le radici nell'economia contadina. I partecipanti si dispongono in cerchio attorno a file di uova sode disposte a forma di "S" e si sfidano a colpi di uovo: chi mantiene il proprio intatto vince le uova dell'avversario. Un tempo rappresentavano un piccolo valore economico, oggi sono soprattutto un pretesto per stare insieme. La mattina di Pasqua e il Lunedì dell'Angelo, anziani, giovani e turisti si ritrovano in piazza per tramandare questo rito genuino e conviviale.
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Prizzi (Sicilia), dove a Pasqua i Diavoli scendono in strada
Aggrappata a oltre mille metri di quota sui monti siciliani, Prizzi è uno di quei borghi che sembrano scolpiti nella roccia. Il suo nome deriva dal tardo greco pyrizein — accendere fuochi per mandare segnali — e racconta già molto dell'anima di questo luogo antico, fondato dai Bizantini nel 745 d.C. come presidio militare. Il centro storico, sviluppato a semicerchio attorno ai resti del castello, è stato definito uno degli esempi più mirabili di architettura montana siciliana: le case aggrappate alla roccia, la verdeggiante valle del Sosio sottostante e i murales commissionati negli anni Ottanta a tre artisti locali ne fanno un museo a cielo aperto. Nei dintorni, la riserva naturale di Monte Carcaci e il lago di Raia completano un territorio di grande bellezza incontaminata.
A Pasqua, però, Prizzi si trasforma in uno scenario unico e inquietante. Fin dall'alba della Domenica di Pasqua, due Diavoli in tuta rossa con maschere di ferro cornute e catene sbattenti e la Morte con maschera di cuoio a forma di teschio scorrazzano per le vie del paese. Nel pomeriggio va in scena U Ballu du Diavuli: al ritmo della banda, i Diavoli coinvolgono gli spettatori in una danza frenetica; poi, la Morte sceglie le sue vittime, che potranno "riscattare l'anima" con un'offerta in cambio dei caratteristici dolci pasquali. Il momento culminante è l'incontro tra Cristo Risorto e la Madonna: quando il manto nero del lutto cade e gli Angeli uccidono i Diavoli, la folla esplode in un liberatorio applauso collettivo.
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Laghi di Monticchio (Basilicata), per una Pasqua immersa nella natura
Nel cuore della Basilicata, all'interno della Riserva del Vulture, si nasconde uno degli angoli naturalistici più suggestivi del Sud Italia. I Laghi di Monticchio occupano l'antico cratere del Monte Vulture: due specchi d'acqua — il Lago Grande e il Lago Piccolo, separati da pochi passi — di colori diversi e circondati da boschi rigogliosi di aceri e frassini. Un paesaggio di rara bellezza, che in primavera esplode di verde e profumi, perfetto per un weekend pasquale all'aria aperta.
Le rive offrono sentieri adatti a tutti, aree picnic attrezzate e la possibilità di esplorare il lago in pedalò, con vista sulla ninfea alba che fiorisce tra le acque. Chi preferisce camminare può addentrarsi nei boschi circostanti, ricchi di fauna selvatica: corvi reali, anfibi, rettili e la rara farfalla notturna Bramea di Harting. Per la Pasquetta, difficile immaginare scenario migliore di un pranzo al sacco sulle rive, con il silenzio dei boschi tutt'intorno.
A completare la visita, vale la pena alzare lo sguardo verso l'Abbazia di San Michele Arcangelo, che si staglia candida sul promontorio affacciato sul Lago Piccolo. Fondata nell'VIII secolo attorno a una grotta di tufo, conserva la Grotta dell'Angelo con antichissimi affreschi e mosaici bizantini, e una sorgente d'acqua benedetta che sgorga naturalmente dalla roccia. Un luogo di spiritualità e bellezza, perfetto per chiudere in bellezza una gita fuori porta.
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Nocera Terinese (Calabria): il Sabato Santo tra devozione e un rito cruento (ma suggestivo)
Incastonato tra le pendici di una collina calabrese e il Mar Tirreno, Nocera Terinese è un borgo di poco più di 4.000 abitanti con una storia sorprendente. Negli ultimi vent'anni si è trasformato in un vivace polo universitario grazie al Conservatorio Tchaikovsky, l'ultimo fondato in Italia, che oggi conta oltre 900 studenti e settanta docenti provenienti da tutta la penisola. Dalla collina, la vista spazia sul fiume Savuto che si getta nel Tirreno fino alle sagome lontane delle Isole Eolie. Il centro storico custodisce la Chiesa Matrice di San Giovanni Battista con la sua cupola ottocentesca di 32 metri, il Portale del Palazzo Procida del XV secolo e, nei dintorni, i resti dell'antica città magnogreca di Terina.
Ma è il Sabato Santo a rendere Nocera Terinese unica in tutta Italia. Quel giorno si svolge il rito dei Vattienti: fedeli penitenti, vestiti di nero con le gambe scoperte e la testa coperta dal tradizionale mannile, percorrono in processione le vie del paese flagellandosi con due strumenti rituali: la rosa, un disco di sughero levigato, e il cardo, lo stesso disco armato di tredici frammenti di vetro che rappresentano i dodici apostoli e Cristo. Accanto a ciascun vattiente cammina l'acciomu, un giovane vestito di rosso che porta una croce lignea e che è legato al penitente da una cordicella, simbolo di comunione con la Passione. Il sangue scorre copioso lungo il percorso della processione della Pietà, in un rito di devozione antica e potenza visiva straordinaria (sicuramente non adatto alle persone più sensibili).
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Taranto (Puglia): la Settimana Santa più antica e solenne del Sud Italia
Affacciata su due mari e fondata secondo il mito da Taras, figlio di Poseidone, Taranto è una città che sorprende chi la visita. Il Castello Aragonese domina il confine tra il Borgo Antico — un'isola circondata dal mare, con le sue strade strette e le colonne doriche del tempio di Poseidone — e il Borgo Nuovo. Il Museo Archeologico MArTA custodisce i celebri Ori di Taranto, capolavori dell'oreficeria ellenistica, mentre la Cattedrale di San Cataldo e la Taranto Sotterranea completano un patrimonio storico-artistico di straordinaria ricchezza.
Ma è durante la Settimana Santa che Taranto rivela la sua anima più profonda. Una tradizione che risale al 1703, quando il patrizio don Diego Calò commissionò le prime statue processionali. Il momento più atteso inizia il Giovedì Santo con l'uscita dei Perdoni: confratelli del Carmine in abito bianco, scalzi, che percorrono lentissimamente le vie della città con il caratteristico dondolio della nazzecata, portando il tradizionale bordone, il bastone dei pellegrini. Il Venerdì Santo è invece il giorno della solenne Processione dei Sacri Misteri, che si snoda per le strade della città in un'atmosfera di raccoglimento assoluto, accompagnata dalle marce funebri della banda.
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