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“Paesini”, come internet e i social media raccontano il territorio

09 Agosto 2022
“Paesini”, come internet e i social media raccontano il territorio “Paesini”, come internet e i social media raccontano il territorio

“Paesini” prosegue il suo viaggio nelle Marche a Campofilone, a 18 km da Fermo, vicino al suo capoluogo di provincia e all’A14, ormai storico muro di separazione tra i piccoli centri sulle prime colline delle Marche (e ben oltre) e la costa Adriatica. Questo paesino sembra appoggiato con cura su una di queste colline, praticamente affacciato sul mare.

La sua bellezza da borgo italiano è una sorpresa anche per chi lo raggiunge per toccare con mano il suo prodotto più celebre: i ‘Maccheroncini di Campofilone’.

Questi maccheroncini sono molto diversi da quelli che si trovano al supermercato. Non è una pasta di semola, a forma di cilindro trafilato cavo. È una specialità regionale, che nel 2013 ha ottenuto la certificazione IGP, divenuta con il tempo uno dei simboli gastronomici delle Marche.

Vincenzo – che tutti chiamano Sandro – Spinosi ha presieduto l’Associazione dei produttori di maccheroncini, perché diventassero appunto IGP. Per scelta, Sandro ha mantenuto la sua azienda a misura d’uomo, nel luogo di origine, rispettandolo e conservandone la cultura, dalla manualità, al rapporto umano, alla qualità degli ingredienti, soprattutto le uova da galline livornesi.

La storia di questa azienda segue il successo imprenditoriale e caratteriale di Sandro, che parte dal secolo scorso, ma che oggi prosegue sui canali digitali, su internet. Un mondo a lui non ideale perché abituato alla fisicità, al contatto, al sorriso. Suo figlio Marco, laureato alla Bocconi, si occupa dell’implementazione del mondo digitale e del ‘branding’ intorno al maccheroncino di Campofilone e ad altre tipologie di pasta all’uovo create dal padre, come gli Spinosini e i Bentagliati.

Il viaggio di “Paesini” continua con una seconda tappa marchigiana a San Ginesio, a 40 km da Macerata. La storia recente di questo paesino è legata inevitabilmente ai terremoti, soprattutto quello del 2016, che ha reso inagibile gran parte del centro storico. Dopo ben sei anni sono ancora presenti i telai di legno frequenti nei territori del centro Italia e soprattutto a L’Aquila.

Del senso di abbandono del centro, sicuramente la vegetazione cresciuta sopra il campanile della chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta ne è la triste manifestazione. Soprattutto sapendo che questo territorio viene storicamente chiamato ‘delle 100 chiese’. Nonostante la trascuratezza, il fascino del centro storico è evidente, l’atmosfera, complice una calda giornata di inizio estate, per noi che arriviamo dalle città del nord, è di quelle tipiche del luogo dove il tempo si dilata all’infinito.

Valentina Polci, docente a contratto in comunicazione e linguaggio politico all’Università di Macerata, ricercatrice all’Università di Camerino in processi culturali e comunicativi è abitante di un paese non ancora uscito dalla condizione di ‘terremotato’ e, fatto non meno importante, è anche proprietaria dell’unico affittacamere del paese, chiamato Est Locanda.
Dopo l’ultimo, violento terremoto, Valentina ha deciso di fare una scelta controcorrente: comprare un immobile vicino a dove abita, sulla via all’ingresso del centro, per poterlo sistemare e avviare una piccola attività di accoglienza turistica.

Da esperta di comunicazione, imprenditrice e cittadina di un paese terremotato ha deciso di investire sul proprio paese. Oggi la sua piccola (e curata) attività rimane l’unica affittacamere del centro storico. Non è una sorpresa ormai, sapere quanto i social media siano canale di promozione e opportunità di prenotazione delle sue due camere con vista, affacciate sulla valle e sui Monti Sibillini.