WhatsApp diventa a pagamento dal 2026?
Cosa sappiamo oggi sui nuovi abbonamenti Meta, cosa resterà gratuito e perché si parla di funzioni premium su WhatsApp
Nelle ultime ore, si è diffusa con sempre maggiore insistenza una domanda che preoccupa milioni di utenti: WhatsApp diventa a pagamento?
Il timore nasce dalle recenti dichiarazioni di Meta Platforms, che ha confermato l’intenzione di testare nuovi abbonamenti premium su alcune delle sue app più utilizzate, tra cui WhatsApp, Instagram e Facebook.
Ma quindi WhatsApp tornerà davvero a pagamento? E soprattutto: cambierà qualcosa per chi usa l’app ogni giorno per messaggi, chiamate e chat di gruppo?
Facciamo chiarezza, distinguendo ciò che è stato annunciato ufficialmente da ciò che, al momento, resta solo un’ipotesi.
WhatsApp a pagamento: cosa c’è di vero
Partiamo dal punto più importante: WhatsApp non diventerà a pagamento nella sua versione base.
Meta ha ribadito che le funzioni fondamentali dell’app resteranno gratuite, come già avviene oggi: messaggi, chiamate vocali e video, gruppi e condivisione di contenuti multimediali continueranno a essere accessibili senza alcun costo.
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La novità riguarda invece l’introduzione di servizi aggiuntivi opzionali, pensati per chi desidera strumenti più evoluti, in particolare legati all’intelligenza artificiale e alla produttività.
In altre parole, non si parla di una "tariffa" fissa per usare WhatsApp, ma di un modello freemium, sempre più diffuso nel mondo digitale: le funzioni di base restano cioè gratuite, mentre alcuni degli strumenti più avanzati sono disponibili solo nei pacchetti in abbonamento.
Cosa c'entra l'IA e cosa potrebbe includere l'abbonamento
Negli ultimi anni Meta ha investito in modo massiccio nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, integrandole progressivamente nelle proprie app.
Questi strumenti — assistenti intelligenti, creazione automatica di contenuti, agenti IA capaci di svolgere compiti complessi — richiedono infrastrutture potenti e costi elevati.
Da qui nasce l’idea di affiancare ai servizi gratuiti piani a pagamento, pensati per sbloccare queste funzionalità avanzate, senza però snaturare l’esperienza di base. Una strategia simile a quella già adottata da molte piattaforme digitali: restando in ambito IA, pensiamo a ChatGPT, che prevede limiti di utilizzo per coloro che utilizzano la piattaforma gratuitamente.
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Meta non ha ancora rivelato ufficialmente quali funzioni premium potrebbero essere introdotte su WhatsApp. Tuttavia, sono emerse alcune indiscrezioni.
Sul fronte WhatsApp, però, è importante essere chiari: al momento i rumor specifici sono pochi e piuttosto vaghi. Le indiscrezioni non parlano di nuove funzioni “social”, ma quasi esclusivamente di un possibile potenziamento dell’uso dell’intelligenza artificiale all’interno delle chat.
Secondo le informazioni circolate finora, l’eventuale abbonamento WhatsApp potrebbe limitarsi ad abilitare strumenti IA più avanzati, pensati per gestire conversazioni complesse, grandi volumi di messaggi o attività ricorrenti, soprattutto in contesti professionali.
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WhatsApp, Instagram e Facebook: un unico abbonamento?
Un altro punto su cui è importante fare chiarezza riguarda la struttura degli abbonamenti.
Meta ha chiarito che non esisterà un solo abbonamento valido per tutte le app, ma piani separati, con caratteristiche diverse per WhatsApp, Instagram e Facebook.
Questo significa che eventuali funzioni premium su WhatsApp saranno pensate specificamente per l’uso di messaggistica e comunicazione, e non saranno automaticamente incluse in altri servizi Meta. Viceversa, tool pensati per Instagram o Facebook potrebbero non essere implementati su WhatsApp
WhatsApp a pagamento e Meta Verified sono la stessa cosa?
È utile inoltre fare una distinzione tra i nuovi abbonamenti in fase di test e Meta Verified, il servizio lanciato nel 2023.
Meta Verified è un servizio pensato principalmente per creator, professionisti e aziende e ha un obiettivo preciso: certificare l’identità dell’account. Include infatti badge di verifica, assistenza dedicata, protezione contro l’impersonificazione e alcuni vantaggi in termini di visibilità.
I nuovi abbonamenti in fase di test, invece, avrebbero un obiettivo diverso: non servirebbero a “verificare” l’utente, ma a sbloccare funzionalità aggiuntive legate all’uso delle piattaforme. Nel caso di WhatsApp, si tratterebbe quindi di strumenti avanzati (ad esempio basati sull’intelligenza artificiale) pensati per migliorare produttività e gestione delle conversazioni, accessibili anche agli utenti comuni e non necessariamente a creator o aziende.
Sono due prodotti diversi, con obiettivi diversi.

Quando potrebbe arrivare l’abbonamento WhatsApp
Al momento non esiste una data ufficiale. Meta ha parlato di test che saranno lanciati gradualmente nei prossimi mesi, inizialmente limitati a specifici mercati e a un numero ristretto di utenti.
Come già avvenuto in passato, l’azienda raccoglierà feedback prima di decidere se — e come — estendere queste soluzioni su larga scala.
Tradotto: non è un cambiamento imminente, né automatico per tutti.
Ritorno alle origini? Quando WhatsApp era a pagamento
Per molti utenti può sembrare una novità assoluta, ma in realtà WhatsApp è già stato a pagamento in passato. Nei primi anni della sua diffusione, il servizio di messaggistica non seguiva il modello completamente gratuito che conosciamo oggi.
Nel 2013, infatti, WhatsApp aveva adottato una formula semplice: il primo anno era gratuito, mentre per continuare a utilizzare l’app negli anni successivi era richiesto un piccolo canone annuale, pari a circa 0,79–0,89 euro (a seconda della piattaforma).
Su Android e Windows Phone, dopo i primi 12 mesi di utilizzo gratuito, gli utenti dovevano rinnovare l’accesso pagando l’abbonamento annuale. Su iPhone, invece, l’app prevedeva un costo iniziale “una tantum” al momento del download, che garantiva poi l’uso senza rinnovi successivi.
Questa differenza tra piattaforme generò non poche polemiche. Molti utenti, soprattutto su Android, contestavano non tanto l’importo — considerato da molti simbolico — quanto le modalità di pagamento. Per rinnovare l’abbonamento era infatti necessario associare una carta di credito al proprio account, un passaggio poco diffuso all’epoca e spesso non accessibile agli utenti più giovani.
Non mancarono proteste e discussioni sui social, ma va ricordato il contesto di quegli anni: WhatsApp permetteva di risparmiare sugli SMS, che all’epoca avevano ancora un costo per messaggio. In questo senso, il canone annuale veniva spesso giustificato come un contributo minimo rispetto al servizio offerto.
Nel 2016 arrivò però il cambio di rotta. WhatsApp annunciava ufficialmente l’abbandono del modello a pagamento, spiegando che molti utenti nel mondo non disponevano di carte di credito o di strumenti di pagamento digitali, rischiando così di essere esclusi dal servizio. Da quel momento, l’app è diventata gratuita per tutti.
WhatsApp Business è a pagamento?
Approfittiamone per un ulteriore chiarimento, che spesso confonde gli utenti: WhatsApp Business è un’app gratuita? Sì: disponibile sia per Android che per iPhone, è un’app distinta da WhatsApp Messenger, pensata per i proprietari di piccole e medie attività che vogliono comunicare in modo più strutturato con i propri clienti.
Dal punto di vista dell’esperienza d’uso, WhatsApp Business è stata progettata per essere molto simile a WhatsApp Messenger, sia nell’aspetto che nel funzionamento. Le attività di base restano le stesse: inviare messaggi, foto, video e documenti, oppure ricevere richieste e rispondere alle chat.
La differenza sta negli strumenti aggiuntivi messi a disposizione delle aziende, che permettono di rendere più efficiente la gestione delle comunicazioni. Tra le principali funzionalità ci sono il profilo dell’attività, utile per fornire informazioni come indirizzo, email e sito web, le liste per organizzare contatti e conversazioni, e gli strumenti di messaggistica per rispondere rapidamente ai clienti.
In conclusione: WhatsApp diventerà davvero a pagamento?
La risposta, oggi, è chiara: no, WhatsApp non diventa a pagamento per l’uso quotidiano.
Chi utilizza l’app per messaggiare, chiamare o restare in contatto con amici, familiari e colleghi potrà continuare a farlo gratuitamente.
Quello che cambia è il contesto: WhatsApp, come molte altre piattaforme, potrebbe evolversi offrendo funzioni premium opzionali, soprattutto legate all’intelligenza artificiale e alla produttività. Un’evoluzione che non dovrebbe quindi penalizzare l’esperienza di base, ma ampliare le possibilità per chi cerca funzioni più avanzate.
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