8 marzo 2026: 6 film con storie al femminile per celebrare la Festa della Donna
In occasione dell’8 marzo 2026, ecco una selezione di sei film con protagoniste femminili forti, intense e indimenticabili: scopri cosa vedere in streaming e dove trovarli online.
L'8 marzo non è solo una data simbolica: è anche l'occasione giusta per fermarsi e riscoprire storie che mettono al centro protagoniste femminili forti, autentiche e memorabili. Donne che hanno fatto la storia. Il cinema, quando funziona davvero, non celebra: racconta. E alcuni dei racconti più potenti degli ultimi anni passano proprio da personaggi femminili capaci di lasciare il segno.
Non eroine idealizzate, ma donne vere, fatte di scelte difficili, libertà conquistate e identità in trasformazione. In questo articolo abbiamo selezionato sei film con protagoniste femminili da vedere in streaming, perfetti per accompagnare la Giornata Internazionale della Donna.
1. Nomadland
Ci sono film che non raccontano tanto una storia, quanto un modo di stare al mondo. Nomadland è uno di questi. Diretto da Chloé Zhao e interpretato da una straordinaria Frances McDormand, il film segue il viaggio di Fern, una donna che, dopo il crollo economico della cittadina mineraria in cui viveva, sceglie di lasciare tutto e mettersi in cammino.
Fern non fugge: viaggia. Attraversa gli Stati Uniti a bordo del suo van, destreggiandosi tra lavori stagionali, incontri occasionali e paesaggi immensi. Il suo è un nomadismo che non ha nulla di romantico o idealizzato, ma nasce dalla necessità e si trasforma lentamente in una scelta consapevole. In questo percorso, il film mescola finzione e realtà, affiancando alla protagonista persone reali che interpretano sé stesse, restituendo un ritratto autentico di una comunità spesso invisibile.
Nomadland è anche un racconto profondamente femminile, ma senza etichette. Fern non è un’eroina né una vittima: è una donna adulta, segnata dalla perdita, che rifiuta l’idea di essere definita da ciò che ha perso. La sua forza non è urlata, non è spettacolare. È una forza silenziosa, fatta di resistenza, adattamento e dignità. Frances McDormand la interpreta con una misura rara, lasciando spazio ai silenzi, agli sguardi, ai gesti minimi.
Dal punto di vista visivo, il film è essenziale e potentissimo. La regia di Chloé Zhao predilige la luce naturale, i grandi spazi, il ritmo lento del viaggio. I paesaggi diventano parte integrante della narrazione, riflettendo lo stato d’animo della protagonista: vasti, aperti, a volte duri, ma mai ostili. È un cinema che osserva, più che spiegare, e che chiede allo spettatore di mettersi in ascolto.
Non a caso Nomadland ha conquistato numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e tre Premi Oscar, inclusi miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista. Premi che hanno consacrato un’opera capace di parlare di crisi economica, solitudine e libertà, senza mai scadere nel melodramma.
Perché vedere Nomadland l’8 marzo
Perché Nomadland racconta una forma di indipendenza che non passa dall’eroismo, ma dalla scelta quotidiana di restare fedeli a sé stessi. È un film che parla di donne, ma soprattutto di persone. E lo fa con una delicatezza che resta addosso anche dopo i titoli di coda.
Dove vedere Nomadland in streaming: puoi vedere Nomadland in streaming su Disney+.
2. Lady Bird
A volte crescere non significa andare lontano, ma imparare a guardare diversamente ciò che si è sempre avuto intorno. Lady Bird, film d’esordio alla regia di Greta Gerwig, racconta proprio questo passaggio sottile e universale, attraverso lo sguardo di una giovane donna che cerca disperatamente di diventare sé stessa.
La protagonista è Christine McPherson, che ha scelto di farsi chiamare Lady Bird, interpretata da Saoirse Ronan. È un’adolescente all’ultimo anno di liceo a Sacramento, California, all’inizio degli anni Duemila. Vuole andarsene, sogna college lontani, città più grandi, una vita che le sembri finalmente “all’altezza” delle sue aspirazioni. Ma mentre guarda altrove, è costretta a fare i conti con ciò che la trattiene: la famiglia, le amicizie, le proprie contraddizioni.
Il cuore del film è il rapporto tra Lady Bird e sua madre Marion, interpretata da Laurie Metcalf. Un legame fatto di amore profondo, ma anche di attriti costanti, incomprensioni, silenzi e frasi che feriscono più di quanto dovrebbero. Non è un conflitto spettacolare, ma quotidiano, realistico, dolorosamente riconoscibile. Greta Gerwig lo racconta senza giudicare nessuna delle due donne, lasciando che siano le emozioni a parlare.
Lady Bird è un film di formazione che rifiuta i cliché del genere. Non ci sono svolte clamorose, né momenti risolutivi definitivi. La crescita avviene per accumulo: piccole ribellioni, errori, scelte sbagliate, prese di coscienza tardive. Lady Bird è testarda, incoerente, a volte egoista. Ed è proprio per questo che è così vera. Il film non cerca di renderla “esemplare”, ma autentica.
Dal punto di vista stilistico, la regia di Greta Gerwig è asciutta, precisa, mai invadente. I dialoghi sono rapidi, taglienti, spesso ironici, ma sempre carichi di significato. Sacramento non è solo sullo sfondo: diventa un luogo dell’anima, una città che la protagonista rifiuta finché non è pronta a riconoscerne il valore. Solo allontanandosi, Lady Bird riesce a dare un nome a ciò che si è lasciata alle spalle.
Il successo del film è stato immediato e trasversale. Lady Bird ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui cinque candidature agli Oscar, incluse miglior film, miglior regia e miglior attrice protagonista. Ma più dei premi, ciò che ha reso il film memorabile è la sua capacità di parlare a generazioni diverse: a chi sta crescendo, a chi è cresciuto, a chi si è riconosciuto in quel momento sospeso tra il desiderio di andarsene e la paura di farlo davvero.
Perché vedere Lady Bird l’8 marzo
Perché Lady Bird racconta il percorso di una giovane donna verso la consapevolezza, senza idealizzazioni e senza scorciatoie. È una storia che parla di identità, relazioni femminili e del difficile equilibrio tra indipendenza e appartenenza. Un film che non alza la voce, ma lascia il segno.
Dove vedere Lady Bird in streaming: Lady Bird è disponibile a noleggio su YouTube, Chili, Prime Video e altri servizi simili.
3. Il diritto di contare
Ci sono storie che il cinema riporta alla luce non per riscrivere il passato, ma per restituirgli finalmente il posto che merita. Il diritto di contare racconta una di queste storie: quella di tre donne afroamericane che, negli anni Sessanta, hanno contribuito in modo decisivo a una delle più grandi imprese scientifiche del Novecento, restando a lungo invisibili.
Il film, diretto da Theodore Melfi, è ambientato alla NASA, nel contesto della corsa allo spazio. Le protagoniste sono Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, interpretate rispettivamente da Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe. Tre menti brillanti, tre donne nere, tre professioniste costrette a muoversi in un sistema che le tollera solo finché restano ai margini.
Katherine Johnson è una matematica straordinaria, capace di calcolare traiettorie orbitali decisive per il programma Mercury. Dorothy Vaughan intuisce con anticipo l’arrivo dei computer e si forma, da autodidatta, diventando un punto di riferimento per l’intero reparto. Mary Jackson sogna di diventare ingegnera aerospaziale, ma per farlo deve prima ottenere il diritto di studiare in una scuola riservata ai bianchi. Ognuna di loro combatte una battaglia diversa, ma tutte condividono la stessa determinazione.
Il diritto di contare è un film che parla di discriminazione senza trasformarla in spettacolo. Il razzismo e il sessismo sono presenti, strutturali, quotidiani, ma non diventano mai l’unico motore della narrazione. Al centro restano il talento, la competenza, la perseveranza. Le protagoniste non chiedono concessioni: chiedono di poter fare il proprio lavoro. Perché sanno di saperlo fare meglio di chiunque altro.
Dal punto di vista narrativo, il film adotta un linguaggio classico e accessibile, capace di rendere comprensibili anche i passaggi più tecnici senza perdere ritmo. La regia accompagna le protagoniste con rispetto, lasciando che siano le loro azioni – più che i discorsi – a raccontare il cambiamento. È un cinema che valorizza il lavoro, lo studio, la fatica quotidiana come strumenti di emancipazione.
Il successo del film ha avuto anche un forte impatto culturale: oltre alle numerose candidature e ai premi ricevuti, Il diritto di contare ha contribuito a riportare all’attenzione pubblica figure storiche reali, riconoscendo finalmente il ruolo fondamentale delle donne nella storia della scienza e dell’innovazione. Un racconto che intreccia progresso tecnologico e diritti civili, mostrando come il primo non possa esistere senza il secondo.
Perché vedere Il diritto di contare l’8 marzo
Perché Il diritto di contare è un film che parla di competenza, visione e pari opportunità. Racconta donne che non hanno alzato la voce, ma hanno cambiato il corso della storia con i numeri, le idee e la determinazione. Ed è proprio per questo che la loro storia continua a essere attuale.
Dove vedere in streaming Il diritto di contare: Il diritto di contare è disponibile per la visione in streaming su Disney+.
4. Una donna promettente
Ci sono film che mettono a disagio non per ciò che mostrano, ma per ciò che costringono a ricordare. Una donna promettente è uno di questi. Diretto da Emerald Fennell, il film è un’opera spiazzante, capace di usare i codici del thriller e della commedia nera per raccontare una ferita collettiva che spesso viene ignorata o minimizzata.
La protagonista è Cassie Thomas, interpretata da Carey Mulligan. È una donna intelligente, brillante, con un futuro che avrebbe potuto essere luminoso e che invece sembra essersi fermato. Vive ancora con i genitori, lavora in un bar, conduce una vita apparentemente tranquilla. Ma sotto questa superficie si muove un disegno preciso: Cassie trascorre le notti fingendosi ubriaca per smascherare uomini convinti di poter approfittare di lei. Non cerca vendetta, ma verità. E responsabilità.
Il film nasce da un evento traumatico che ha segnato profondamente la protagonista: una violenza sessuale subita dalla sua migliore amica durante gli anni dell’università, mai realmente riconosciuta né punita. Da qui prende forma un racconto che non parla solo di colpe individuali, ma di un sistema che protegge, giustifica, dimentica. Emerald Fennell costruisce una narrazione che mette lo spettatore di fronte a dinamiche familiari fin troppo comuni (ma non per questo meno sbagliate=, a frasi apparentemente “innocue”, a complicità silenziose che contribuiscono a normalizzare l’ingiustizia.
Una donna promettente colpisce anche per il suo contrasto visivo. I colori pastello, le musiche pop, l’estetica apparentemente leggera creano uno scarto continuo con la durezza dei temi affrontati. Nulla è lasciato al caso: ogni scelta stilistica serve a destabilizzare, a togliere al pubblico il terreno sotto i piedi. Il film gioca con le aspettative per poi ribaltarle, rifiutando qualsiasi forma di facile consolazione.
Cassie non è una protagonista “piacevole”. È ossessiva, ironica, fragile, a tratti spietata. È una donna che ha deciso di non dimenticare. Carey Mulligan le dà corpo e voce con un’interpretazione controllata e potentissima, che le è valsa la candidatura agli Academy Awards come miglior attrice protagonista. Anche la sceneggiatura, premiata con l’Oscar, si distingue per il coraggio con cui affronta un tema complesso senza semplificarlo.
Perché vedere Una donna promettente l’8 marzo
Perché Una donna promettente non è un film rassicurante, ma necessario. Racconta il peso della memoria, il valore della responsabilità e il costo del silenzio. È una storia che parla di donne, ma soprattutto di cultura, consenso e giustizia. E lo fa senza chiedere allo spettatore di sentirsi a suo agio.
Dove vedere Promising Young Woman - Una donna promettente in streaming: il film è disponibile per lo streaming su Amazon Prime Video.
5. Erin Brockovich – Forte come la verità
Ci sono storie che dimostrano come il coraggio non abbia nulla a che fare con il ruolo che occupi o con il titolo che porti. Erin Brockovich – Forte come la verità racconta proprio questo: la forza di una donna che, senza lauree né riconoscimenti formali, riesce a smuovere uno dei casi legali ambientali più importanti della storia americana.
Diretto da Steven Soderbergh, il film è ispirato a una storia vera e ha per protagonista Erin Brockovich, interpretata da Julia Roberts. Erin è una madre single, disoccupata, con tre figli e poche certezze. Dopo un incidente d’auto, riesce a ottenere un lavoro in uno studio legale. Non è un’avvocata, non è una specialista. È una donna che osserva, ascolta e fa domande.
Quasi per caso, Erin si imbatte in una serie di documenti apparentemente marginali legati a una compagnia energetica, la Pacific Gas and Electric Company. Da lì prende forma un’indagine lunga e faticosa che porterà alla luce un grave caso di contaminazione delle falde acquifere, con conseguenze drammatiche sulla salute di un’intera comunità. Erin diventa il punto di riferimento per le vittime, instaurando con loro un rapporto diretto, umano, spesso emotivamente logorante.
Il film racconta una battaglia che non si combatte solo nelle aule di tribunale con grandi discorsi, ma sul campo: tra case, famiglie, cartelle cliniche, testimonianze raccolte una a una. Erin non è perfetta, non è diplomatica, spesso è scomoda. Ma è ostinata, empatica, incapace di voltarsi dall’altra parte. La sua forza non sta nell’autorità, ma nella determinazione con cui difende chi non ha voce.
Steven Soderbergh sceglie una regia essenziale, che lascia spazio ai personaggi e ai loro conflitti. Il ritmo è sostenuto, ma mai spettacolarizzato. Al centro resta sempre Erin, con la sua personalità ingombrante, il suo linguaggio diretto e la sua energia fuori dagli schemi. Julia Roberts le dà vita con un’interpretazione carismatica e intensa, che le è valsa l’Oscar come miglior attrice protagonista.
Erin Brockovich – Forte come la verità è un film che parla di giustizia, ma anche di lavoro invisibile, di credibilità conquistata giorno dopo giorno, di competenze che non sempre passano dai percorsi tradizionali. È il ritratto di una donna che dimostra come l’impegno e la responsabilità possano diventare strumenti di cambiamento reale.
Perché vedere Erin Brokovich l’8 marzo
Perché Erin Brockovich racconta una forma di empowerment femminile concreta, fatta di tenacia, ascolto e azione. È la storia di una donna che non chiede il permesso di essere presa sul serio. E ricorda che la verità, quando qualcuno decide davvero di difenderla, può essere più forte di qualsiasi potere.
Dove vederlo in streaming Erin Brockovich – Forte come la verità: puoi vedere Erin Brockovich – Forte come la verità in streaming su Amazon Prime Video.
6. C’è ancora domani
Ci sono film che parlano del passato per dire qualcosa di urgente al presente. C’è ancora domani fa esattamente questo. Opera prima alla regia di Paola Cortellesi, il film sceglie il bianco e nero e un’ambientazione storica precisa per raccontare una storia che, per molti aspetti, non appartiene solo alla memoria.
Siamo nella Roma del secondo dopoguerra, nel 1946. Delia, interpretata dalla stessa Cortellesi, è una donna come tante: moglie, madre, lavoratrice instancabile. Vive in una famiglia dominata da un marito autoritario e violento, interpretato da Valerio Mastandrea, in un contesto sociale che normalizza la sopraffazione e riduce lo spazio di autodeterminazione femminile. La quotidianità di Delia è fatta di gesti ripetuti, silenzi, piccoli atti di resistenza che raramente trovano voce.
Il film racconta la violenza domestica alternando scene crude e realistiche a momenti quasi coreografici, accompagnati dalla musica, creando un forte senso di straniamento: ciò che per troppo tempo è stato considerato “normale” viene improvvisamente messo in discussione. È proprio in questo scarto che C’è ancora domani trova la sua forza narrativa.
Delia non è una figura eroica nel senso tradizionale. Non guida rivoluzioni, non compie gesti eclatanti. Ma dentro di lei matura lentamente una consapevolezza nuova, alimentata dal rapporto con la figlia e da un evento storico fondamentale: il riconoscimento del diritto al voto per le donne in Italia. Quel gesto collettivo, apparentemente semplice, diventa nel film il simbolo di una possibilità concreta di cambiamento.
La regia di Paola Cortellesi è misurata, rispettosa, profondamente empatica. Ogni scelta – dalla fotografia al montaggio, dalla recitazione al tono generale – è orientata a restituire dignità a una storia che parla di milioni di donne. Il film non cerca la denuncia urlata, ma una presa di coscienza condivisa, capace di coinvolgere pubblici diversi.
Il successo di C’è ancora domani è stato immediato e trasversale. Oltre agli incassi record e ai numerosi riconoscimenti, il film ha aperto un dibattito culturale ampio, riportando al centro temi come la violenza di genere, la libertà femminile e il valore delle conquiste civili. Un risultato raro, soprattutto per un’opera prima.
Perché vedere C’è ancora domani l’8 marzo
Perché C’è ancora domani ricorda che i diritti non sono mai scontati e che ogni cambiamento, anche il più grande, nasce da un atto di consapevolezza. È un film che guarda al passato per parlare al presente e che restituisce voce a chi, per troppo tempo, è stata costretta al silenzio.
Dove vedere C’è ancora domani in streaming: il film della Cortellesi è disponibile per la visione in streaming, a noleggio, su TIMVision, Chili, YouTube e altri servizi simili.
Perché i film con protagoniste femminili funzionano così bene oggi
I film con protagoniste femminili funzionano perché hanno smesso di inseguire modelli irraggiungibili. Non cercano più l’eroina perfetta, sempre forte, sempre giusta, sempre vincente. Al contrario, mettono al centro donne vere, attraversate da contraddizioni, fragilità, errori e ripensamenti. Ed è proprio questa complessità a renderle credibili.
Le protagoniste di queste storie non incarnano un ideale astratto, ma un’esperienza umana riconoscibile. Sono donne che resistono, cambiano strada, sbagliano e ricominciano. A volte combattono battaglie fondamentali sulla scena pubblica, altre volte affrontano conflitti intimi e silenziosi. Non sono definite da ciò che subiscono, ma dalle scelte che compiono, anche quando sono difficili o imperfette.
Il cinema contemporaneo ha capito che la forza non sta nell’assenza di debolezza, ma nella capacità di attraversarla. E che il coraggio non è sempre un gesto clamoroso, ma spesso una decisione quotidiana: restare, andare via, dire no, dire sì, non dimenticare. Raccontare protagoniste femminili in questo modo significa restituire spazio a storie più oneste, più profonde, più universali.
Forse è per questo che questi film parlano a tutti, non solo alle donne. Perché raccontano identità in costruzione, relazioni complesse, desideri che cambiano. E ricordano che il cinema, quando rinuncia alle semplificazioni, riesce ancora a fare ciò che gli riesce meglio: farci sentire meno soli.
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