La legge di Lidia Poët 3: dove vedere la stagione finale e cosa succede nei nuovi episodi

28 aprile 2026 di
La legge di Lidia Poët 3: dove vedere la stagione finale e cosa succede nei nuovi episodi
Sofia Tognoni

La legge di Lidia Poët 3: dove vedere la stagione finale e cosa succede nei nuovi episodi

È finalmente arrivato il capitolo conclusivo della serie con Matilda De Angelis: tutto sull'ultima avventura della prima avvocata d'Italia

Dopo il successo delle prime due stagioni, "La legge di Lidia Poët" torna su Netflix con il suo capitolo finale. Sei nuovi episodi che chiudono il percorso iniziato nel 2023 e portano la protagonista interpretata da Matilda De Angelis ad affrontare il caso più personale della sua carriera, in una stagione che gli stessi autori hanno definito la più matura dell'intero ciclo.

Se hai seguito la serie fin dall'inizio o sei curioso di iniziare a vederla, in questa guida trovi tutte le informazioni utili: dove guardare la nuova stagione, di cosa parla, chi compone il cast, un riassunto degli eventi precedenti per ricollegarsi alla storia e cosa accade in questa terza e ultima parte. Attenzione: nelle sezioni dedicate alla trama troverai degli spoiler.

Dove vedere "La legge di Lidia Poët 3" in streaming

La terza stagione de "La legge di Lidia Poët" è disponibile in esclusiva su Netflix dal 15 aprile 2026. Tutti e sei gli episodi sono stati pubblicati contemporaneamente, secondo la consueta formula della piattaforma e sono quindi accessibili in qualsiasi momento per chi possiede un abbonamento attivo. Ogni puntata ha una durata media di circa cinquanta minuti.

Per recuperare la serie dall'inizio o rivedere i passaggi salienti delle annate precedenti, sempre su Netflix sono disponibili anche la prima stagione (uscita il 15 febbraio 2023) e la seconda (pubblicata il 30 ottobre 2024).

La serie può essere vista su tutti i dispositivi compatibili con la piattaforma:

  • Smart TV
  • Computer (tramite browser)
  • Smartphone e tablet
  • Console di gioco (PlayStation, Xbox)
  • Dispositivi di streaming come Chromecast, Apple TV e Amazon Fire TV Stick


Il trailer ufficiale di "La legge di Lidia Poët 3"

Prima di approfondire la trama nel dettaglio, vale la pena dare un'occhiata al trailer ufficiale pubblicato da Netflix, che anticipa il tono e l'intensità degli episodi conclusivi:


Dove eravamo rimasti: un breve riassunto delle prime due stagioni

Per chi avesse bisogno di rinfrescarsi la memoria prima di immergersi nei nuovi episodi, ecco un riepilogo dei principali eventi delle stagioni precedenti.

La prima stagione: l'inizio della battaglia

La serie prende il via a Torino, il 9 novembre 1883, quando una sentenza della Corte d'Appello dichiara illegittima l'iscrizione di Lidia all'Albo degli avvocati, impedendole di esercitare la professione solo in quanto donna. Senza più una posizione né mezzi propri, Lidia trova ospitalità presso lo studio legale del fratello Enrico, dove formalmente lavora come assistente, ma di fatto si occupa in prima persona della maggior parte dei casi.

Nel corso dei sei episodi iniziali, Lidia si confronta con omicidi e indagini di vario tipo, mostrando una spiccata vocazione investigativa e una capacità di lettura dei dettagli che la rende preziosa anche al di fuori dell'aula. In parallelo ,nasce e si consolida il legame con il giornalista Jacopo Barberis, mentre sullo sfondo si delinea la sua battaglia per il riconoscimento del diritto delle donne a esercitare la professione forense. La stagione si chiude con Lidia che, pur potendo lasciare l'Italia per costruirsi una carriera all'estero, sceglie di restare a Torino e proseguire la propria lotta.

La seconda stagione: politica, congiure e un addio

La seconda stagione amplia lo sguardo, affiancando alle indagini autoconclusive una trama orizzontale di più ampio respiro. Enrico Poët entra in politica e viene eletto deputato, mentre la nipote Marianna rinuncia a un matrimonio di convenienza per seguire le proprie inclinazioni. Sul fronte sentimentale, accanto a Jacopo entra in scena un nuovo personaggio: il procuratore Pierluigi Fourneau, magistrato rigoroso destinato a diventare un riferimento importante per Lidia.

Il filo rosso della stagione è un'inchiesta che parte dalla morte di un giornalista amico di Jacopo e si allarga fino a una congiura ai danni del primo ministro Agostino Depretis. Lidia e Jacopo riescono a sventare l'attentato all'ultimo momento, smascherando un piano eversivo che coinvolge esponenti delle istituzioni. Sul piano personale, però, il finale è amaro: Jacopo decide di trasferirsi a Roma per avviare un nuovo progetto editoriale e i due si lasciano alla stazione, con un addio carico di non detti. Lidia resta a Torino, più convinta che mai della propria autonomia.

"La legge di Lidia Poët 3", la trama: il caso più personale di sempre

Spoiler alert: il paragrafo che segue contiene riferimenti alla trama dei nuovi episodi.

I nuovi episodi si aprono nell'aprile del 1887. Enrico ricopre ormai il ruolo di deputato e fa la spola tra Roma e Torino insieme a Teresa, portando avanti in commissione la proposta di legge che permetterebbe finalmente alle donne di iscriversi all'Albo. Lidia, da parte sua, continua a vivere in impaziente attesa, ma sceglie di affidarsi all’impegno del fratello. Sul piano sentimentale, la sua relazione con Fourneau prosegue in forma riservata: lei non vuole ufficializzarla né accettare l'idea di un matrimonio.

Il magistrato, intanto, ha ottenuto una promozione e si trova ora in Corte d'Assise. Il primo grande processo che è chiamato ad affrontare nella sua nuova posizione vede sul banco degli imputati una donna accusata di aver ucciso il marito. Il problema è che l'imputata è Grazia Fontana, amica di lunga data di Lidia. Il dibattimento, fondato sulla legittima difesa, diventa rapidamente uno dei casi più discussi del periodo e mette Lidia e Fourneau su fronti opposti, in tribunale e nella vita privata.

A complicare ulteriormente il quadro emotivo della protagonista è il ritorno di Jacopo a Torino, che torna in città accompagnato da una nuova compagna. Dovrebbe trattenersi per un periodo limitato, ma decide di restare più a lungo per coprire il processo dal punto di vista giornalistico. La sua presenza riapre un legame che Lidia non era mai riuscita realmente a mettere da parte, costringendola a fare i conti con scelte che fino a quel momento aveva preferito rimandare.

Accanto al caso principale, la stagione conduce Lidia in mondi finora inesplorati dalla serie: l'ambiente del circo, le filande dove sono impiegati anche i bambini, gli ambienti dell'arte. Tutti contesti che diventano occasioni per ampliare la riflessione sulle disuguaglianze sociali e sulla condizione delle donne, oltre i confini della borghesia torinese.

Cosa accade nel finale della terza stagione

Spoiler alert: il paragrafo che segue rivela come si conclude la stagione.

L'ultimo episodio si concentra sull'esito del processo a Grazia. Le indagini portano alla luce un quadro più cupo del previsto: emerge che il marito della donna era responsabile della morte di una giovane di nome Amira, in collusione con un ufficiale di nome Povano. Le prove raccolte arrivano però troppo tardi e vengono dichiarate inammissibili. La pubblica accusa arriva persino a chiedere la pena di morte, portando la vicenda al suo momento più drammatico.

A ribaltare la situazione è un intervento decisivo di Enrico, che in aula pronuncia un discorso durissimo sulle disparità del sistema giudiziario nei confronti delle donne. Le sue parole modificano la percezione della giuria e Grazia viene assolta, potendo così riabbracciare la figlia in una delle sequenze più intense della serie.

Sul piano personale, il finale lascia intravedere un riavvicinamento tra Lidia e Jacopo. La protagonista non ottiene formalmente il titolo di avvocata entro la fine della stagione, ma le sequenze conclusive lasciano intuire un destino già scritto, in linea con quanto accadrà nella realtà storica negli anni successivi.

Dove vedere "La legge di Lidia Poët 3" in streaming

Il cast di "La legge di Lidia Poët 3": chi torna e chi si aggiunge

La terza stagione conferma il cast principale e introduce alcuni volti nuovi destinati a giocare un ruolo centrale negli equilibri della storia.

Matilda De Angelis torna nei panni di Lidia Poët, ruolo che l'ha accompagnata per cinque anni e che ha contribuito a consolidarne la reputazione internazionale. La sua interpretazione, già apprezzata nelle prime due stagioni, raggiunge in questo capitolo finale una dimensione più matura, capace di restituire tutte le sfumature di una donna che fa della coerenza con sé stessa la propria forza.

Eduardo Scarpetta veste i panni di Jacopo Barberis, il giornalista con cui Lidia ha sempre intrattenuto un legame irrisolto, fatto di partenze, ritorni e sentimenti mai espressi del tutto. Il suo personaggio rientra in scena con una nuova relazione e con un atteggiamento più posato rispetto al passato.

Pier Luigi Pasino è ancora Enrico Poët, fratello di Lidia e ormai figura politica affermata. In questa stagione il suo arco narrativo trova un compimento importante, soprattutto sul piano del rapporto con la sorella e dell'impegno legislativo.

Sara Lazzaro veste i panni di Teresa Barberis, moglie di Enrico e sorella di Jacopo, presenza discreta ma centrale negli equilibri familiari.

Gianmarco Saurino torna in qualità del procuratore Pierluigi Fourneau, che in questa stagione si trova in una posizione delicata: legato sentimentalmente a Lidia, ma chiamato a rappresentare la pubblica accusa nel processo che la coinvolge personalmente.

Tra le novità più rilevanti spicca Liliana Bottone nel ruolo di Grazia Fontana, l'amica di Lidia al centro del processo che attraversa l'intera stagione. Si aggiunge inoltre Ninni Bruschetta, che interpreta il procuratore del Re Giovanni Cantamessa, figura severa e poco incline ai compromessi, simbolo dell'apparato giudiziario più conservatore.

La regia è affidata nuovamente a Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa, già al lavoro sulle stagioni precedenti, affiancati in questo ciclo da Jacopo Bonvicini. La sceneggiatura resta nelle mani dei creatori della serie, Guido Iuculano e Davide Orsini. La produzione è di Groenlandia, società del gruppo Banijay, per Netflix.

Chi era davvero Lidia Poët, la prima avvocata d'Italia

Come noto, la serie Netflix prende spunto da una figura storica realmente esistita, anche se, come sempre accade in questo tipo di adattamenti, la sceneggiatura si concede ampia libertà narrativa rispetto alla realtà dei fatti. La vera Lidia Poët nasce il 26 agosto 1855 a Perrero, in Val Germanasca, in una famiglia valdese benestante. Adolescente, si trasferisce a Pinerolo, dove vive il fratello maggiore Giovanni Enrico, già titolare di uno studio legale. Dopo la morte del padre ottiene la licenza liceale e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Torino, dove è l'unica studentessa. Si laurea il 17 giugno 1881 con una tesi sulla condizione femminile e sul diritto di voto alle donne, supera l'esame di abilitazione con un brillante 45 su 50 e presenta domanda di iscrizione all'Ordine degli Avvocati di Torino.

Poiché all'epoca nessuna norma vietava esplicitamente alle donne l'accesso alla professione forense, il Consiglio dell'Ordine accoglie la richiesta con otto voti favorevoli e quattro contrari. È la prima volta che accade in Italia. Il provvedimento, però, ha vita brevissima: il procuratore generale del Regno impugna la decisione e l'11 novembre 1883 la Corte d'Appello di Torino ordina la cancellazione di Lidia dall'Albo, ritenendo la professione di avvocato un pubblico ufficio precluso alle donne. La sentenza viene confermata l'anno successivo dalla Cassazione, con motivazioni che oggi appaiono surreali: secondo i giudici, vedere una donna agitarsi nelle discussioni di un'aula di tribunale sarebbe stato contrario al decoro femminile e persino la toga avrebbe stonato sopra gli abiti e le acconciature imposti dalla moda.

Esclusa formalmente dalla professione, Lidia non rinuncia alla sua battaglia personale. Continua a lavorare nello studio del fratello Giovanni Enrico, occupandosi soprattutto delle cause che riguardano minori, donne ed emarginati, e si afferma come voce di riferimento nei Congressi Penitenziari Internazionali, contribuendo a ridefinire l'idea di pena come strumento di reinserimento sociale e non solo di punizione. Per i lavori presentati al Congresso di Parigi del 1895 il governo francese la nomina Officier d'Académie. Sul fronte dei diritti civili aderisce fin dalla fondazione, nel 1903, al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, battendosi per il voto, per il divorzio, per l'equiparazione tra figli legittimi e naturali. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola come infermiera volontaria nella Croce Rossa Italiana.

Il riconoscimento ufficiale della sua professione arriva solo nel 1919, quando il Parlamento approva la legge che apre alle donne l'accesso ai pubblici uffici. È così che nel 1920, all'età di sessantacinque anni, Lidia Poët viene finalmente iscritta all'Albo degli Avvocati di Torino, diventando la prima donna avvocato d'Italia. Tra l'iscrizione respinta del 1883 e quella definitiva sono passati trentasette anni. Lidia trascorre gli ultimi anni della sua vita a Diano Marina, dove muore il 25 febbraio 1949 a novantatré anni. La serie Netflix racconta solo la parentesi iniziale e più drammatica della sua vicenda, ma è proprio da quella sconfitta giudiziaria che si apre una breccia destinata a cambiare, lentamente, la professione forense italiana.

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