Tutto l'amore che resta: quando esce la nuova serie con Raoul Bova sul liceo inclusivo

4 agosto 2026 di
Tutto l'amore che resta: quando esce la nuova serie con Raoul Bova sul liceo inclusivo
Sofia Tognoni

Tutto l'amore che resta: quando esce la nuova serie con Raoul Bova sul liceo inclusivo

Otto episodi tra scuola, adolescenza e disabilità: ecco cosa sappiamo sulla nuova fiction Rai Fiction–Fabula Pictures

Dopo Un professore con Alessandro Gassmann e La preside con Luisa Ranieri, Rai Fiction torna tra i banchi con una storia che guarda alla scuola da un'angolazione ancora poco esplorata dalla serialità italiana: "Tutto l'amore che resta" è un drama in otto episodi che mette al centro l'inclusione e la disabilità. La produzione ha affidato a Raoul Bova il ruolo del preside di un liceo dove l'accoglienza non è uno slogan appeso in corridoio, ma una questione da mettere al centro della scena ogni giorno

Mostrata in anteprima all'Italian Global Series Festival dell’APA (l’Associazione Produttori Audiovisivi), la Rai non ha ancora divulgato la data di messa in onda ufficiale. Se vuoi saperne di più su "Tutto l'amore che resta", dove vederla in TV e in streaming, chi fa parte del cast e cosa racconta la trama, qui trovi tutto quello che è emerso finora.

Quando esce Tutto l'amore che resta

Partiamo dal punto che interessa di più: al momento non esiste una finestra di lancio ufficiale. La Rai ha inserito il titolo nella presentazione della nuova offerta seriale per la stagione 2026/2027, ma non ha ancora annunciato né il giorno della prima puntata né la collocazione precisa in palinsesto.

Le indicazioni che circolano parlano di un possibile debutto in autunno: la serie ha già completato il percorso di presentazione, ha avuto il suo passaggio ai festival del settore ed è pronta per essere calendarizzata. Quello che manca è solo l'annuncio formale.

Il formato, invece, è confermato: otto episodi da circa cinquanta minuti ciascuno, per un totale di poco più di sei ore. È quanto ci si può aspettare da un programma da prima serata in TV generalista: questo lascia presupporre una programmazione in prima serata su Rai 1, probabilmente a episodi doppi come accade abitualmente per le fiction del servizio pubblico.

Dove vedere Tutto l'amore che resta in streaming

"Tutto l'amore che resta" è una coproduzione Rai Fiction e Fabula Pictures, quindi andrà in onda sulle reti Rai, con ogni probabilità su Rai 1, la collocazione naturale per un drama corale di questo tipo.

Come tutte le fiction della rete, la serie sarà disponibile anche in streaming su RaiPlay, la piattaforma gratuita del servizio pubblico, sia in diretta durante la messa in onda sia on demand nei giorni successivi.

RaiPlay è raggiungibile praticamente da ogni schermo di casa:

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La trama di Tutto l'amore che resta

Al centro della storia c'è Vittoria (Gloria Harvey), diciassette anni, cresciuta nella Roma benestante. La sua quotidianità viene stravolta quando la madre decide di iscrivere Matteo, il fratello autistico, al Liceo Helen Keller: si tratta di un istituto sperimentale, che ha un obiettivo molto ambizioso, ovvero seguire più da vicino i ragazzi con disabilità e neurodivergenze. Non solo: la scuola prevede anche dei programmi di supporto per le famiglie.

Il trasferimento porta Vittoria fuori dalla Capitale, in provincia, a Frascati. Amici, abitudini, punti di riferimento: lascia tutto alle spalle e si ritrova in un mondo che, all'inizio, rifiuta completamente. Il primo ostacolo da superare, per lei, non è la nuova scuola: sono i propri pregiudizi.

A guidare il liceo c'è Stefano (Raoul Bova), dirigente scolastico che ha scelto di rendere il proprio istituto il più inclusivo possibile e che vive quella scelta come un impegno quotidiano, tentando ogni giorno di risolvere problemi concreti più che limitarsi alle sole dichiarazioni di principio.

Poco alla volta, Vittoria entra in un gruppo di ragazzi affiatati e scopre che le loro giornate assomigliano molto alle sue: la ribellione contro i genitori iperprotettivi, i primi amori, le amicizie che si complicano, il bisogno di autonomia. Con in più gli ostacoli ulteriori per chi vive una situazione di disabilità.

A rendere ancora più teso il percorso di crescita di Vittoria è il riaffiorare di un episodio oscuro del suo passato, che la costringe a fare i conti con se stessa.

Dovrà scegliere tra le proprie inclinazioni e ciò che è giusto fare, una decisione che rimetterà in discussione tutto quello che ha costruito nel frattempo.

Il liceo Helen Keller: una scuola che in Italia non esiste ancora

L'idea alla base della serie è quella di un istituto dove ogni studente trovi uno spazio di apprendimento e di crescita davvero equalitario. Un luogo che, come ha ammesso il produttore di Fabula Pictures, Nicola de Angelis, durante la presentazione a Riccione, in Italia non c'è: la serie racconta un sogno non utopico, qualcosa che ancora manca ma che può diventare realtà.

Ed è proprio qui che l'adattamento italiano prende una strada diversa dall'originale francese. Nella serie transalpina il liceo è privato; in "Tutto l'amore che resta" è pubblico. Una scelta che sposta il baricentro del racconto e tira in ballo anche questioni molto concrete, come per esempio i fondi necessari per rendere accessibile un edificio scolastico.

Il regista, Andrea Rebuzzi, lo ha spiegato senza giri di parole: raccontare una scuola pubblica inclusiva ha significato ricostruire, sul set, strutture che oggi non esistono e che nella realtà richiederebbero interventi molto importanti.

Da Lycée Toulouse-Lautrec a Frascati: l'originale francese

"Tutto l'amore che resta" è l'adattamento italiano di Lycée Toulouse-Lautrec, serie francese creata da Fanny Riedberger. La struttura di partenza resta la stessa: un’adolescente approda controvoglia in una scuola inclusiva, il rapporto con il fratello, il gruppo di coetanei e così via. Ma nella serie Rai il racconto viene ricalibrato sul contesto tutto italiano, dalla provincia romana alla scuola statale.

È una strada ormai consolidata nella produzione seriale europea: prendere un format già collaudato altrove e riscriverlo, dandogli un’impronta locale.

Tutto l'amore che resta:

Il cast di Tutto l'amore che resta

Il progetto è un racconto corale, che alterna interpreti affermati e giovani volti.

  • Raoul Bova è Stefano, il preside del Liceo Helen Keller. La sua presenza dà al progetto una riconoscibilità immediata presso il pubblico e lo colloca nella scia dei protagonisti adulti che hanno già funzionato in altre fiction scolastiche Rai negli ultimi anni.
  • Gloria Harvey interpreta Vittoria, la diciassettenne inizialmente estranea al mondo del Liceo Helen Keller, poco a poco comincia a sentirsi parte di quella comunità, malgrado il suo passato torni a metterla alla prova.
  • Chiara Bordi è Barbara, insegnante di educazione fisica e unica docente dell'istituto con una disabilità. Un personaggio che fa da ponte tra i ragazzi e il resto del corpo insegnante e che porta in classe un principio semplice quanto, a volte, scomodo: onestà e sincerità, non compassione.
  • Federica Pagliaroli interpreta Gaia, insegnante appena uscita dall'università e al primo incarico.

Completano il cast Giulia Bevilacqua, Francesco Leo, Anna Favella, Adriana Savarese e Fiorenza Pieri.

Dietro la macchina da presa c'è Andrea Rebuzzi, già regista di Un professore 3. La scrittura è affidata a Massimo Bacchini come capo sceneggiatore, affiancato da Elena Tramonti e Sara Cavosi.

Come è stata girata: le sfide dietro la serie

La parte più delicata di un progetto così ambizioso, lo hanno spiegato bene gli autori, è il tono. Una fiction costruita su inclusione e disabilità rischia di scivolare in due direzioni opposte: rifugiarsi nella retorica consolatoria oppure trasformare i personaggi in semplici strumenti per “fare la morale” al pubblico.

Rebuzzi ha raccontato di aver lavorato alacremente per non replicare questi stereotipi. L'obiettivo, ha spiegato, non era fare della disabilità il tema principale, ma raccontarla come un elemento della quotidianità di questi ragazzi. La serie vuole quindi portare sullo schermo le storie di giovani — con e senza disabilità — e, insieme a loro, raccontare tutto ciò che ruota loro intorno: le famiglie, gli insegnanti, il contesto scolastico.

Nemmeno la produzione è stata semplice. Il regista ha ammesso di essere entrato in un universo che non conosceva, dove anche i dettagli apparentemente marginali diventano decisivi. La scelta delle location è l'esempio più immediato: allestire un liceo per studenti con disabilità significa fare i conti con requisiti che generalmente non vengono imposti alle scuole italiane. Rebuzzi si è quindi affidato a persone esperte per orientarsi.

La parte più bella del lavoro, secondo il regista, è stata proprio quella di rendere consueto quell'universo solo apparentemente così distante: mostrare che le dinamiche, soprattutto quelle emotive, sono le stesse ovunque. Avere un fratello neurodivergente o un compagno di banco con disabilità non rende quindi necessariamente diversa la vita di classe: significa condividere la quotidianità, affrontare difficoltà e costruire relazioni, come accade in qualsiasi altro contesto scolastico.

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