Cos’è un URL: significato, struttura e come funziona un indirizzo sul web
Guida semplice per capire come funziona un URL e perché è fondamentale per navigare su Internet
Ogni volta che apri un sito web, scarichi un documento o guardi un’immagine online, stai utilizzando un URL. In parole semplici, un URL è l’indirizzo che permette al browser di trovare una determinata risorsa su Internet: può essere una pagina web, ma anche un file, un video, un’immagine o un documento.
Per esempio, quando digiti un indirizzo come https://www.eolo.it/blog/, il browser legge le diverse parti dell’URL, individua il server corretto e richiede il contenuto che vuoi visualizzare.
L’acronimo URL significa Uniform Resource Locator, cioè “localizzatore uniforme di risorse”.
Ma come è composto un URL? Chi l’ha inventato? Qual è la differenza tra URL e link? E cosa significano termini come URL encoder, decoder e URL checker? Vediamolo in questa guida.
Che cos’è l’URL
Un URL (Uniform Resource Locator) è un indirizzo univoco che identifica la posizione di una risorsa all’interno della rete Internet: il suo compito è indicare al browser dove trovare un determinato contenuto e come recuperarlo.
Il paragone più semplice è quello con l’indirizzo di casa: così come un indirizzo stradale permette di raggiungere una specifica abitazione, l’URL ti permette di raggiungere una specifica risorsa digitale. Non serve soltanto per aprire i siti web: può indicare anche file PDF, immagini, video o altri contenuti disponibili online.
Quando inserisci un URL nella barra degli indirizzi del browser, il programma interpreta le informazioni contenute nell’indirizzo e instrada la richiesta verso il server che ospita quella risorsa.
Cosa significa l’acronimo URL
La sigla URL deriva dall’inglese Uniform Resource Locator.
Possiamo tradurre i tre termini in questo modo:
- Uniform: il protocollo è uniforme perché tutte le URL seguono lo stesso formato standard, con le stesse regole per indicare il protocollo, il dominio e il percorso specifico della risorsa. Questo vale non solo per le pagine web, ma per qualsiasi risorsa raggiungibile in rete: un indirizzo che inizia con https://, uno con ftp:// e un link mailto: rispettano tutti la stessa struttura di base;
- Resource: indica la risorsa che si vuole raggiungere, come una pagina, un’immagine o un documento;
- Locator: indica lo strumento che permette di individuare la posizione della
risorsa.
Agli inizi del suo impiego, veniva utilizzata anche l’accezione Universal Resource Locator. Successivamente, nel 1994, il termine “Uniform” è diventato quello adottato ufficialmente.
URL e link sono la stessa cosa?
No. Anche se spesso vengono usati come sinonimi, URL e link non indicano esattamente la stessa cosa:
- L’URL è l’indirizzo completo della risorsa.
- Un link, invece, è un collegamento
che può contenere un URL ma non deve necessariamente mostrarla.
Per esempio le parole “Clicca qui” possono “contenere” un link che porta a https://www.eolo.it/blog/, ma il testo “Clicca qui” non è un URL.
Questa differenza è importante anche per la sicurezza: alcuni link possono nascondere indirizzi diversi da quelli che sembrano: prima di aprire un collegamento sospetto è utile controllare l’URL effettiva a cui porta.
Chi ha inventato l’URL?
La nascita dell’URL è strettamente collegata alla creazione del World Wide Web e quindi al suo inventore, Tim Berners-Lee. L’informatico britannico, nel 1989, lavorava al CERN di Ginevra: in questa sede, propose un sistema per condividere documenti e informazione tra i computer dell’Istituto, collegati in rete.
Si trattava di un punto di partenza: per trasformare quella semplice idea in quello che oggi conosciamo come World Wide Web (o www), servivano tre elementi di base, che Berners-Lee e il suo gruppo realizzarono negli anni successivi, tra la fine del 1990 e il 1992.
Uno di questi era proprio l’URL, cioè l’indirizzo che consente di trovare ogni risorsa in modo univoco. Gli altri due sarebbero stati l'HTML, il linguaggio con cui si scrivono le pagine web, e l'HTTP, il protocollo che permette a browser e server di scambiarsi i contenuti.
Da allora l’URL è stato standardizzato e perfezionato, ma la logica di fondo è rimasta la stessa: un indirizzo preciso per ogni risorsa disponibile in rete.

Quali sono le parti di una URL?
Un URL può sembrare una semplice sequenza di lettere e simboli, ma in realtà contiene diverse informazioni.
Prendiamo questo esempio:
https://www.eolo.it/blog/faq/che-cosa-internet
Possiamo dividerlo in diverse parti:
Protocollo o schema
La prima parte dell’URL indica il protocollo, cioè il metodo utilizzato dal browser per comunicare con il server.
Nella grande maggioranza dei casi, il protocollo è l’HTTPS, la versione protetta dell’HTTP, che utilizza una connessione cifrata.
Nel nostro esempio, https:// indica che il browser deve utilizzare il protocollo HTTPS per richiedere la risorsa.
Dominio
Dopo il protocollo troviamo il dominio, cioè il “nome” del sito: nel nostro esempio è www.eolo.it. Il dominio permette di identificare il server che ospita il contenuto richiesto. In alcuni casi, al posto del dominio può essere utilizzato direttamente un indirizzo IP, anche se per gli utenti è molto meno pratico.
Sottodominio
Prima del dominio principale può comparire un sottodominio.
Per esempio: azienda.eolo.it
In questo caso:
- azienda è il sottodominio;
- eolo.it è il dominio principale.
I sottodomini permettono di organizzare sezioni diverse di uno stesso sito senza creare nuovi domini separati.
Altri esempi comuni sono:
- shop.nomeazienda.it per un negozio online;
- support.nomeazienda.it per l’assistenza;
- mail.nomeazienda.it per i servizi email.
Percorso o path
Dopo il dominio troviamo il percorso, chiamato anche path.
Nel nostro esempio: /blog/come-funziona-internet
Serve a indicare la posizione specifica della risorsa all’interno del sito. Può quindi identificare, per esempio, una pagina, una sezione del sito o un determinato contenuto.
Parametri
Dopo il percorso della risorsa può comparire un punto interrogativo (?), seguito da uno o più parametri. I parametri aggiungono informazioni alla richiesta e possono essere utilizzati, per esempio, per filtrare o ordinare i risultati, specificare una ricerca oppure trasmettere altre impostazioni.
Un parametro è generalmente formato da un nome e da un valore, separati dal simbolo =:
?categoria=guide
Quando i parametri sono più di uno, vengono normalmente separati dal simbolo &:
?categoria=guide&pagina=2
Il significato dei parametri dipende dal sito o dal servizio che li utilizza: è il server a interpretarli e a decidere come gestire la richiesta.
Ancora o fragment
Dopo la parte principale dell’URL può comparire il simbolo cancelletto (#), seguito da un identificativo chiamato fragment o, in italiano, ancora.
Per esempio: #introduzione
L’ancora permette di indicare una parte specifica della risorsa, anziché limitarci a indicare la pagina nel suo complesso. È particolarmente utilizzata nelle pagine web per portare direttamente a una determinata sezione di un articolo o di un documento.

Come funziona un URL?
Quando inserisci un URL nel browser si succedono diversi passaggi, anche se avvengono in pochi istanti.
Immaginiamo di voler visitare https://www.eolo.it
Cosa succede a questo punto?
- Il browser legge l’URL, analizzandone le diverse parti: riconosce il protocollo (HTTPS), individua il dominio (eolo.it) e identifica la risorsa richiesta.
- Il DNS trova il server corretto: i computer comunicano attraverso degli indirizzi, formati da punti e numeri, chiamati indirizzi IP. Il sistema DNS (Domain Name System) funziona come una rubrica, traducendo il nome del dominio nell’indirizzo IP corrispondente, permettendo al browser di individuare il server corretto.
- Il browser comunica con il server, inviando una richiesta a quest’ultimo, utilizzando il protocollo indicato (HTTPS nel nostro esempio). A questo punto, il server riceve la richiesta e restituisce la risorsa richiesta: per esempio una pagina HTML, un’immagine o un documento.
- Il browser mostra il contenuto all’utente.
Cos’è un URL encoder?
Un URL encoder è uno strumento che trasforma caratteri non compatibili con un URL (per esempio lo spazio vuoto) in un formato leggibile dai sistemi informatici.
L’URL, infatti, utilizza regole precise sui caratteri ammessi: alcuni simboli, spazi o lettere con caratteri speciali devono essere convertiti.
Per esempio:
spazio → %20
@ → %40
& → %26
Quindi una frase come:
ciao mondo
diventa:
ciao%20mondo
Questo processo viene chiamato anche percent encoding, perché utilizza il simbolo % seguito da due caratteri esadecimali.
L’encoding è particolarmente utile quando un URL contiene:
- parametri di ricerca;
- nomi di file con spazi;
- caratteri speciali;
- lettere non appartenenti all’alfabeto inglese.
Cos’è un URL decoder?
Un URL decoder svolge invece il processo inverso: prende un URL codificato e lo riporta nella sua forma originale.
Per esempio:
nome%40esempio.it
diventa:
Il decoder permette quindi di leggere più facilmente informazioni che sono state trasformate per poter essere utilizzate correttamente all’interno di un URL.
Cos’è un URL checker?
Un URL checker è uno strumento che permette di controllare un URL prima di aprirla.
Può essere utilizzato per verificare:
- se un indirizzo web è valido;
- se una pagina è raggiungibile;
- se un URL contiene errori;
- se un collegamento è sospetto o
malevolo.
Gli URL checker sono particolarmente utili quando si ricevono link tramite email, messaggi o social network e non si è certi della loro affidabilità.
Cosa sono gli URL semantici?
Un URL può essere semplicemente una sequenza tecnica di caratteri oppure essere costruito in modo più comprensibile per le persone.
Gli URL semantici utilizzano parole facilmente leggibili e permettono di capire meglio il contenuto della pagina.
Per esempio:
URL poco chiara:
www.sito.it/page?id=58392
URL semantica:
www.sito.it/guide/come-funziona-il-wifi
Una struttura più leggibile aiuta gli utenti a orientarsi e può contribuire anche alla corretta interpretazione dei contenuti da parte dei motori di ricerca.
Le offerte possono essere soggette a limitazioni tecniche di velocità e geografiche. Verifica prima la copertura sul sito https://www.eolo.it/
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